Capanna Margherita, a 4.554 metri sul Monte Rosa

La Capanna Regina Margherita si trova sulla vetta della Punta Gnifetti, nel massiccio del Monte Rosa. Con i suoi 4.554 metri di quota, è il rifugio alpino più alto d’Europa.

La salita normalmente viene affrontata in due giorni: da Staffal si raggiunge Punta Indren con gli impianti, si prosegue sul ghiacciaio fino al Rifugio Gnifetti e, dopo il pernottamento, si affronta la lunga ascesa alla Capanna Margherita.

Non è una semplice escursione in quota: si cammina su ghiacciaio, con ramponi, piccozza e imbrago, legati in cordata. Non presenta passaggi alpinistici particolarmente complessi lungo la via normale, ma richiede ottimo allenamento, acclimatamento e condizioni favorevoli.

E poi c’è tutto il resto.

La storia. Il sogno. Quella parete scura che compare alla fine della salita. E la sensazione di essere arrivati davvero a due passi dal cielo.

La storia di un sogno: Capanna Regina Margherita

La salita alla Capanna Margherita è uno dei grandi sogni di chi frequenta l’alta montagna: un’ascensione su ghiacciaio fino ai 4.554 metri della Punta Gnifetti, nel cuore del Monte Rosa.

14 luglio 1889.

Le montagne erano lì, da milioni di anni, a farsi solleticare da pedule e ramponi artigianali di centinaia, migliaia di appassionati che ne percorrevano sentieri, vette e crinali.

Quintino Sella aveva fondato il CAI da circa 26 anni e ce ne vollero altri quattro prima che la Capanna Regina Margherita venisse ultimata.

Era il 18 agosto 1893 quando la Regina Margherita di Savoia, opportunamente preparata ed equipaggiata – no, il Gore-Tex e il Vibram non esistevano ancora, a quei tempi – varcò ufficialmente per prima la soglia del rifugio alpino più alto d’Europa.

4.554 metri: a un passo dal cielo

A un passo dal cielo, verrebbe da dire.

O forse è meglio collocarla direttamente nel cielo.

Da quell’agosto del 1893 se ne sta lì, appollaiata sulla vetta della Punta Gnifetti, a solleticare e stuzzicare sogni, desideri e aspirazioni di migliaia di escursionisti e alpinisti di tutto il mondo.

I tempi cambiano, i sogni restano

Sono cambiati i tempi.

Sono cambiate le attrezzature.

È cambiato l’abbigliamento.

  • Non più cappotti di lana cotta e pantaloni alla zuava.
  • Addio ai chiodi piantati nelle suole di legno degli scarponi.
  • Niente più piccozze in legno.

Ma una cosa non è mai cambiata:

La voglia di salire alla Capanna.
Di camminare a due dita dal cielo.
Di lasciarsi andare in un urlo liberatorio dopo la fatica della salita.
E poter dire:
«Ce l’ho fatta anch’io!»

Un sogno che ti entra nel sangue

Per alcuni, abituati alle alte quote, potrebbe sembrare un’ascensione come tante altre.

Per altri, una semplice passeggiata su ghiacciaio.

Per molti, per la maggior parte, è l’avventura in montagna della vita.

Il pensiero della Capanna arriva quando meno te l’aspetti.

Ti entra nel sangue, nelle vene, nelle sinapsi.

E non se ne va più, finché non raggiungi:

  • quella parete scura;
  • quella scaletta in legno.

Due simboli che vogliono dire una cosa sola:

«Ce l’ho fatta anch’io!»

La montagna decide sempre

Ma questa salita, per quanto possiamo essere preparati, non è controllabile in tutte le sue sfaccettature.

Possiamo desiderarla con tutte le nostre forze.

Possiamo programmarla nei minimi dettagli.

Possiamo avere con noi la migliore attrezzatura.

Ma il resto?

È affidato agli umori della montagna, al cielo, al vento.

Lassù, tra le alte quote, è la natura che comanda.

E a noi non resta che:

  • prenderne atto;
  • arrivarci quanto più preparati possibile;
  • essere pronti anche alla possibilità – speriamo di no – di dovervi rinunciare.

Ma una certezza rimane:

Provarci. Questo sì che possiamo farlo.

Dislivello:
1.310 m

Difficoltà:
Alta

Durata:
2 giorni

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Partenza

STAFFAL

Quota di arrivo

4.554 METRI

Dislivello totale

1.310 MT.

Durata

2 GIORNI


La salita in pillole

La via normale alla Capanna Margherita viene generalmente affrontata in due giorni, partendo da Staffal, in Valle di Gressoney.

Con gli impianti di risalita si raggiunge Punta Indren, a 3.270 metri. Da qui comincia l’avvicinamento a piedi al Rifugio Gnifetti, dove si pernotta prima della salita alla Capanna.

L’itinerario si sviluppa in alta quota e in ambiente glaciale. Per affrontarlo servono preparazione fisica, acclimatamento, attrezzatura alpinistica e la capacità di muoversi in cordata. Per chi non possiede esperienza e competenze specifiche, l’accompagnamento di una Guida Alpina è indispensabile.

Impegno fisico e tempi indicativi

La salita è adatta a persone con un ottimo allenamento in montagna, capaci di affrontare diverse ore consecutive di cammino in salita e una lunga giornata ad alta quota.

I dati indicativi dell’itinerario sono:

  • dislivello positivo complessivo: circa 1.310 metri;
  • prima giornata: circa 400 metri D+ e 2–3 ore di cammino fino al Rifugio Gnifetti;
  • seconda giornata: circa 910 metri D+ fino alla Capanna Margherita;
  • salita dal Rifugio Gnifetti: indicativamente 4–5 ore;
  • salita e rientro della seconda giornata: complessivamente circa 7–9 ore.

Tempi e difficoltà percepita possono cambiare sensibilmente in base all’allenamento, all’acclimatamento, alle condizioni del ghiacciaio e al meteo.

E, dettaglio tutt’altro che secondario, una volta arrivati a 4.554 metri bisogna anche tornare indietro.

Caratteristiche e difficoltà del percorso

La via normale non presenta passaggi tecnici particolarmente complessi per un alpinista preparato, ma questo non significa che sia una semplice escursione.

Il percorso comprende:

  • brevi tratti su roccia e passaggi attrezzati durante l’avvicinamento al Rifugio Gnifetti;
  • una lunga progressione su neve e ghiaccio;
  • pendenze a tratti sostenute;
  • attraversamento di un ambiente glaciale con possibili crepacci;
  • utilizzo di ramponi, piccozza e imbrago;
  • progressione in cordata.

L’alta quota rappresenta una difficoltà concreta: freddo, vento, stanchezza e ridotta disponibilità di ossigeno possono incidere molto più delle difficoltà tecniche del percorso.

La cordata non è una formalità. È una misura di sicurezza fondamentale per muoversi sul ghiacciaio e gestire il rischio di caduta nei crepacci.

Pernottamento e acclimatamento

La salita in due giorni prevede il pernottamento al Rifugio Gnifetti, a 3.647 metri.

Dormire in quota permette di spezzare l’ascensione e favorire l’acclimatamento, ma non elimina il rischio di soffrire gli effetti dell’altitudine. È quindi importante arrivare già preparati, idratarsi correttamente e comunicare subito alla Guida eventuali sintomi o difficoltà.


Preparazione ed esperienza richieste

La salita alla Capanna Margherita richiede un ottimo allenamento fisico e una buona abitudine alle lunghe giornate in montagna.

Come riferimento, è opportuno essere in grado di affrontare con un buon margine:

  • escursioni con almeno 1.500 metri di dislivello positivo;
  • salite di 4–5 ore consecutive;
  • una giornata complessiva di 7–9 ore di cammino;
  • sforzi prolungati con freddo, vento e ridotta disponibilità di ossigeno.

Avere già frequentato quote superiori ai 4.000 metri è certamente utile, ma non è un requisito obbligatorio. È invece importante aver verificato in precedenza la propria risposta all’altitudine, programmando possibilmente qualche uscita di acclimatamento nelle settimane che precedono la salita.

Non è necessario possedere una grande esperienza alpinistica se l’ascensione viene affrontata con una Guida Alpina, ma bisogna essere disponibili a imparare e rispettare le indicazioni ricevute per:

  • utilizzare correttamente ramponi, piccozza e imbrago;
  • camminare legati in cordata;
  • mantenere un passo regolare e compatibile con il gruppo;
  • comunicare tempestivamente stanchezza, malessere o sintomi legati alla quota.

La preparazione fisica, da sola, non garantisce il raggiungimento della Capanna. Meteo, condizioni del ghiacciaio, acclimatamento e risposta individuale all’altitudine possono rendere necessario rallentare o rinunciare.

A 4.554 metri, saper tornare indietro fa parte della salita.


Itinerario della salita

La via normale alla Capanna Margherita viene generalmente percorsa in due giorni, con partenza da Staffal, salita in funivia fino a Punta Indren e pernottamento al Rifugio Gnifetti.

L’itinerario e i tempi possono cambiare in base alle condizioni del ghiacciaio, al meteo e alle decisioni della Guida Alpina.

Primo giorno – Da Staffal al Rifugio Gnifetti

Da Staffal, in Valle di Gressoney, si utilizzano gli impianti di risalita per raggiungere Punta Indren, a 3.270 metri.

Da qui inizia l’avvicinamento a piedi al Rifugio Gnifetti. Il percorso alterna tratti su roccia, passaggi attrezzati e ambiente glaciale, fino a raggiungere il rifugio a 3.647 metri di quota.

Dati indicativi della prima giornata:

  • dislivello positivo: circa 400 metri;
  • tempo di percorrenza: circa 2–3 ore;
  • arrivo: Rifugio Gnifetti;
  • cena e pernottamento: in rifugio.

La prima giornata permette di raggiungere gradualmente l’alta quota e prepararsi alla partenza anticipata del mattino successivo.

Secondo giorno – Dal Rifugio Gnifetti alla Capanna Margherita

La seconda giornata comincia normalmente prima dell’alba.

Indossati ramponi e imbrago e formate le cordate, si risale il ghiacciaio passando nei pressi della Piramide Vincent. L’itinerario prosegue alla base del Corno Nero, della Ludwigshöhe e della Punta Parrot, fino a raggiungere il Colle del Lys, a circa 4.250 metri.

Dal colle si effettua un traverso leggermente in discesa sotto la Punta Parrot. Superato questo tratto, si affronta la salita finale verso la Punta Gnifetti.

Alla fine compaiono quella parete scura e quella scaletta in legno.

La Capanna Margherita, a 4.554 metri, è finalmente lì.

Dati indicativi della seconda giornata:

  • dislivello positivo: circa 910 metri;
  • tempo di salita: circa 4–5 ore;
  • salita e rientro complessivi: circa 7–9 ore;
  • quota massima: 4.554 metri.

Dopo la sosta alla Capanna, si ritorna lungo lo stesso itinerario fino al Rifugio Gnifetti e quindi a Punta Indren, da dove si scende a Staffal utilizzando gli impianti.

È una giornata lunga e impegnativa. Raggiungere la Capanna è il sogno, ma conservare energie e lucidità per la discesa fa parte dell’ascensione.


Abbigliamento e attrezzatura

L’equipaggiamento deve essere adeguato a un’ascensione su ghiacciaio che raggiunge i 4.554 metri di quota. Anche in estate si possono incontrare temperature molto basse, vento forte e cambiamenti meteorologici improvvisi.

L’elenco seguente è indicativo: prima della salita bisogna sempre attenersi alle indicazioni della Guida Alpina, che potrà modificarlo in base alla stagione e alle condizioni previste.

Abbigliamento consigliato

È fondamentale vestirsi a strati, utilizzando capi tecnici che permettano di adattarsi rapidamente alle variazioni di temperatura:

  • maglia tecnica traspirante;
  • strato termico a manica lunga;
  • pile o secondo strato isolante;
  • piumino leggero o giacca in materiale sintetico;
  • guscio impermeabile e antivento;
  • pantaloni da alpinismo adatti alle basse temperature;
  • eventuale calzamaglia termica;
  • calze tecniche da montagna;
  • berretto caldo;
  • scaldacollo;
  • guanti leggeri;
  • guanti pesanti e impermeabili;
  • occhiali da sole da alta montagna, con protezione adeguata all’ambiente glaciale.

È consigliabile portare anche una maglia tecnica e un paio di calze di ricambio, proteggendole dall’umidità all’interno dello zaino.

Cosa mettere nello zaino

Per una salita di due giorni è normalmente sufficiente uno zaino da circa 30–35 litri, evitando tutto ciò che aggiunge peso senza essere realmente utile.

Non dovrebbero mancare:

  • lampada frontale con batterie cariche;
  • acqua in quantità adeguata o thermos;
  • snack energetici e cibo per la giornata, secondo le indicazioni organizzative;
  • crema solare ad alta protezione;
  • protezione solare per le labbra;
  • documenti personali e tessera sanitaria;
  • eventuali farmaci personali;
  • piccolo necessario per l’igiene;
  • sacco lenzuolo, se richiesto dal rifugio;
  • coprizaino o sacche impermeabili interne;
  • bastoncini telescopici, se consigliati dalla Guida.

La borraccia deve restare utilizzabile anche con temperature molto basse. I sistemi con tubo esterno possono congelare: per questo una normale borraccia o un thermos sono spesso più affidabili.

Prima della partenza è opportuno verificare direttamente con il Rifugio Gnifetti quali dotazioni personali siano richieste per il pernottamento.

Attrezzatura alpinistica

Per la progressione sul ghiacciaio sono normalmente necessari:

  • scarponi da alpinismo impermeabili, alti sopra la caviglia e compatibili con i ramponi utilizzati;
  • ramponi da alpinismo correttamente regolati sugli scarponi;
  • piccozza classica;
  • imbrago;
  • casco, se richiesto dalla Guida;
  • ghette, se utili in relazione a scarponi e condizioni della neve.

Corda, moschettoni e altro materiale comune vengono normalmente gestiti dalla Guida Alpina, ma questa indicazione deve essere verificata prima di ogni salita.

Non bisogna acquistare o noleggiare l’attrezzatura basandosi soltanto su un elenco trovato online: scarponi e ramponi devono essere compatibili, l’imbrago deve avere la misura corretta e tutto il materiale deve essere controllato prima della partenza.

L’attrezzatura tecnica può spesso essere noleggiata presso negozi specializzati o strutture della zona. Disponibilità e modalità, però, devono essere verificate in anticipo con la Guida o con il noleggiatore.


Meteo e condizioni della salita

Il meteo è uno dei fattori decisivi per la salita alla Capanna Margherita, ma non è l’unico.

Vento forte, nevicate, scarsa visibilità, temperature molto basse e temporali possono rendere necessario modificare il programma o rinunciare alla vetta. Anche le condizioni del ghiacciaio cambiano nel corso della stagione: crepacci, ponti di neve e caratteristiche del tracciato devono essere valutati da persone competenti.

Le previsioni vengono normalmente considerate nei giorni che precedono la partenza, ma la decisione definitiva spetta alla Guida Alpina, che può:

  • confermare l’itinerario;
  • modificare orari o programma;
  • scegliere un percorso alternativo;
  • interrompere la salita;
  • rinunciare alla vetta per ragioni di sicurezza.

Una previsione favorevole non garantisce il raggiungimento della Capanna. In alta montagna le condizioni possono cambiare rapidamente e anche acclimatamento, stanchezza o malessere di uno dei partecipanti possono influire sull’andamento della cordata.

La vetta è una possibilità. Tornare in sicurezza è l’unico risultato irrinunciabile.

Domande frequenti sulla Capanna Margherita

Dove si trova la Capanna Margherita?

La Capanna Regina Margherita si trova sulla vetta della
Punta Gnifetti, nel massiccio del Monte Rosa, a
4.554 metri di quota. Sorge lungo il confine tra
Italia e Svizzera ed è il rifugio alpino più alto d’Europa.

Come si arriva alla Capanna Margherita?

La via normale dal versante italiano parte generalmente da
Staffal, in Valle di Gressoney.

Con gli impianti si raggiunge Punta Indren; da qui si prosegue a
piedi fino al Rifugio Gnifetti, dove normalmente si pernotta. Il
secondo giorno si risale il ghiacciaio fino al Colle del Lys e
quindi alla Punta Gnifetti, sulla cui vetta si trova la Capanna
Margherita.

Non esiste una strada né un impianto che conduca direttamente al
rifugio: l’ultimo tratto è una vera ascensione alpinistica su
ghiacciaio.

Quanto è difficile salire alla Capanna Margherita?

La via normale non presenta difficoltà tecniche estreme per un
alpinista preparato, ma si svolge interamente in ambiente di alta
montagna e raggiunge i 4.554 metri.

Le difficoltà principali sono:

  • la progressione su ghiacciaio;
  • la presenza di crepacci;
  • l’utilizzo di ramponi, piccozza e imbrago;
  • la lunga permanenza in quota;
  • il freddo e il vento;
  • la fatica accumulata;
  • la possibile comparsa di sintomi legati all’altitudine.

Definirla una semplice camminata sarebbe sbagliato e pericoloso.

Quanto bisogna essere allenati?

È necessario un ottimo allenamento e bisogna essere
abituati a lunghe giornate in montagna.

Come riferimento, è opportuno riuscire ad affrontare con un buon
margine escursioni da almeno
1.500 metri di dislivello positivo e diverse ore
consecutive di salita. L’allenamento deve essere costruito
progressivamente nei mesi precedenti, non nelle ultime settimane.

La forma fisica, però, non sostituisce l’acclimatamento: anche una
persona molto allenata può soffrire gli effetti dell’alta quota.

Bisogna acclimatarsi prima della salita?

Sì. Il pernottamento al Rifugio Gnifetti aiuta, ma una sola notte a
3.647 metri non garantisce un acclimatamento completo.

Prima della salita è consigliabile effettuare altre uscite in
quota, possibilmente aumentando gradualmente l’altitudine
raggiunta. Mal di testa persistente, nausea, vertigini, debolezza
insolita o difficoltà respiratorie devono essere comunicati
immediatamente alla Guida.

Si può salire alla Capanna Margherita da soli?

Affrontare la via normale da soli è fortemente sconsigliato.

Il percorso attraversa un ghiacciaio con crepacci e richiede
competenze specifiche nella progressione in cordata,
nell’autosoccorso e nella valutazione delle condizioni. Per chi non
possiede una reale esperienza alpinistica su ghiacciaio, la scelta
corretta è affidarsi a una Guida Alpina.

Aver già camminato con i ramponi non significa automaticamente
essere autonomi in questo ambiente.

È obbligatorio salire con una Guida Alpina?

Non esiste un obbligo generale valido per qualunque alpinista, ma
l’autonomia richiede preparazione ed esperienza specifiche che non
si acquisiscono leggendo una relazione online.

Chi non sa valutare un ghiacciaio, formare e gestire una cordata,
effettuare una manovra di recupero da crepaccio e affrontare
un’emergenza in alta quota dovrebbe salire con una
Guida Alpina.

Quale attrezzatura serve?

Normalmente sono necessari:

  • scarponi da alpinismo compatibili con i ramponi;
  • ramponi;
  • piccozza;
  • imbrago;
  • abbigliamento adatto all’alta quota;
  • occhiali da ghiacciaio;
  • lampada frontale.

Casco, ghette, bastoncini e materiale comune della cordata devono
essere concordati con la Guida. L’elenco definitivo può cambiare
in base alla stagione e alle condizioni.

È possibile noleggiare ramponi, piccozza e imbrago?

Generalmente sì, rivolgendosi a negozi o noleggiatori
specializzati, ma disponibilità e modalità devono essere
verificate prima della partenza.

Gli scarponi meritano particolare attenzione: devono essere adatti
all’alpinismo, della misura corretta e compatibili con i ramponi
utilizzati. Presentarsi il giorno della salita con materiale mai
provato è una pessima idea.

Quanto dura la salita?

La salita viene normalmente affrontata in due giorni:

  • il primo giorno servono indicativamente
    2–3 ore da Punta Indren al Rifugio Gnifetti;
  • il secondo giorno occorrono circa 4–5 ore per
    raggiungere la Capanna;
  • salita e rientro della seconda giornata richiedono
    complessivamente circa 7–9 ore.

I tempi possono variare sensibilmente in base al passo della
cordata, all’acclimatamento e alle condizioni della montagna.

Cosa succede se una persona della cordata non riesce a proseguire?

La Guida valuta la situazione e decide come procedere in
sicurezza. In alcuni casi può essere necessario che tutta la
cordata rallenti, modifichi il programma o torni indietro.

Essere legati significa anche questo: le decisioni individuali
possono avere conseguenze sull’intero gruppo.

È garantito raggiungere la Capanna Margherita?

No.

Meteo, vento, condizioni del ghiacciaio, stanchezza e risposta
individuale alla quota possono impedire di raggiungere la vetta.
Nessuna organizzazione seria può garantire il risultato.

Rinunciare quando le condizioni lo richiedono non significa aver
fallito: significa aver rispettato la montagna.


Ecco cosa vedremo...


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