Ninna nanna della montagna,
ninna nanna amore mio,
leggeri siano i tuoi passi in questa notte che scende veloce,
sereni i battiti del tuo cuore,
si chiudano i tuoi occhi mentre si aprono le stelle
su questo sentiero che piano scompare,
su questa luce che fioca ti accompagna.

Ninna nanna della montagna,
un altro giorno si accuccia sotto l’ala della luna,
belli siano i sogni che attingono dai ricordi,
calda sia la pelle che si scalda agli ultimi raggi di sole,
chiara la via ancora da percorrere,
vicine le luci della città,
silenzioso il bosco che stai attraversando.

Sotto le stelle della montagna camminavamo, quel giorno che diventava notte, stelle diverse da quelle della città, più vicine, più grandi, più luminose, più nostre. Nella solitudine della valle che va a dormire quelle stelle illuminavano passi stanchi ma sereni, i soliti piedi gonfi chiusi ancora per un po’ in scarpe troppo strette e poco sexy, le solite mani a stringer bacchette e sogni mentre s’abbassa la quota e si alza la stanchezza.

Ci vuole forza e coraggio per tornare a casa per quanto grande possa esser la stanchezza, lasciare il rifugio e l’aria fredda della quota che, qualunque essa sia, anche la più bassa, è più alta di casa nostra. Narici che tornano a riempirsi di profumo di valle, poi di asfalto, poi di un lago che accompagna il ritorno da un finestrino destro di una macchina che rotola mogia verso sud.

Sotto le stelle della montagna danzava nell’aria una ninna nanna ticchettata dai passi del giorno andato, montagna ovunque si volta lo sguardo, troppe per contenerle tutte in un paio di occhi, troppe tanto che bisogna scomporle e farle a quadretti piccoli come un puzzle da ricostruire a casa, nel buio di una stanza, nel silenzio di una notte che scesa, ormai, bussa forte alla finestra per entrare.

Montagne conosciute ma di esse mai stanchi, pensieri e voglia di andare più su, ogni metro è un’ambizione da scalare, ogni metro è un pensiero da lasciare a valle, ogni valle è un contenitore di altro da lasciarsi alle spalle. Un passato, un ricordo, una lacrima, un sorriso sfuggito per sbaglio o per fortuna, un passo avanti ed uno indietro, una danza di lucciole nella notte sotto le stelle della montagna.

Fu un giorno, quel giorno, da ricordare, da riprendere da dove eravamo rimasti un anno prima, lasciammo neve e trovammo prati, una chiesa immobile e consolante nella sua presenza, mille cose cambiano in un anno tranne quelle che, lo speriamo forte, non devono cambiare per nulla al mondo.

Un sentiero che devia ma ritorna, una chiesa dal tetto rosso, un rifugio che ne anticipa un altro in questo anello che parte e ritorna esattamente dallo stesso punto. Che anello sarebbe, altrimenti. Un rudere su una curva, un ricordo di una vita che fu, abbarbicata forte ad un pendio, un sasso che non si sposta da lì, una foto nello stesso posto ma che riprende facce nuove, qualcuno c’era, qualcuno ci sarà ancora in questo mondo che cambia tutto e che non cambia niente.

Il sorriso di chi ti presta casa per qualche ora per farti sentire a casa, la mano tesa di una presentazione, di un saluto, di un aiuto, di un contatto che inizia e finisce lì.

Avresti dovuto esserci, quel giorno. Saresti stato bene anche tu.
C’era una ninna nanna, nell’aria, da canticchiare in quella notte che scendeva veloce…


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