“Occhi bassi, quando cammini
Dentro ai piedi che tesoro hai?”
Due righe di una canzone in testa per una giornata intera, mentre saliamo verso il lago che promette fresco e bagni ed acqua che si mischia al sudore di una salita che è solo il preludio di quell’altra, più dura e più stronza sotto il sole cocente di luglio, che porta al rifugio Mirtillo, promessa di ristoro e pace e cibo e birra fresca come l’acqua del lago.
“Occhi bassi, quando cammini
Dentro ai piedi che tesoro hai?”
A farci caso, salendo e scendendo, sui sentieri e sulle rocce, su prati e pendii, occhi bassi mentre camminiamo, capo chino come portassimo in spalla il peso del mondo, troppo concentrati ad osservare i piedi di chi ci cammina davanti, troppo concentrati a scrutare il microcosmo che, con i nostri passi, stiamo per un attimo disturbando.
Ricordo più formiche ed insetti e fili d’erba e polvere di terra e roccette infide e sgambettanti e formicai ed orme calpestate e talloni che fanno su e giù in un ritmo che non lo spezzi se non per qualche momento di ristoro e riposo e ripresa di fiato e… il mondo attorno.
E’ in quel momento che ti accorgi della meraviglia che stai attraversando, dieci centimetri di sentiero di allargano in una panoramica a 360 gradi, spuntano le cime, le vette, i paesaggi, i declivi dolci, i boschi che hai camminato e quelli che accarezzi con lo sguardo dall’altra parte della valle, e ancora monti di cui non conosci il nome ma che stuzzicano l’attenzione e la voglia di salirci su, croci lontane che oggi non toccheremo e il cielo, oh si, quel cielo azzurro di luglio che diventa blu a guardarlo meglio, la pianura con la sua caligine estiva diventa un ricordo ed uno sfondo che non vuoi e sfoca, questo giorno, verso il lontano.
“Occhi bassi, quando cammini
Dentro ai piedi che tesoro hai?”
Alza la testa, scrocchia il collo, rilassa i muscoli, fermi ad assaporare il gusto dell’aver sgranocchiato tutto il dislivello, il sentiero che scende e lo schiaffo finale, pancia che brontola di fame e di sete, un sole che abbronza anche i pensieri, lo schiaffo finale di quella salita che non ti aspetti verso il rifugio che è lì, certo, ma pare non arrivare mai. Finchè i piedi non smettono di calpestare la terra e toc-toc sul tavolato, passi stanchi e fronte imperlata, una panca che sembra il trono di un re, il profumo arriva dalla cucina e sembra la mano di fumo di un cartone animato che fa ghiri-ghiri sulla pancia a stimolare, ancora di più, l’appetito.
“Occhi bassi, quando cammini
Dentro ai piedi che tesoro hai?”
C’è gente ai tavoli, altra gente, una funivia che comodamente vomita turisti e curiosi della montagna in montagna ma noi no, quel rifugio che è temporanea casa ce la siamo sudata e meritata più di tutti, sotto il sole che asciuga dopo il bagno al lago fin troppo velocemente, la frescura rigenerante già ricordo di un’estate fa. Prosecco e birra, brindisi a noi, pane e salame, polenta e salsiccia, caffè e grappa, sambuca e liquore al mirtillo al rifugio Mirtillo. Immancabile, of course.
“Occhi bassi, quando cammini
Dentro ai piedi che tesoro hai?”
Claudicanti e barcollanti, il sole che picchia forte in testa, si riprende la strada in quella Val Sedornia che è vero, avevi ragione, è proprio selvaggia e poco frequentata, meglio così, c’è meno gente per i sentieri, troppo ghiotta la funivia per salire e scendere senza faticare e senza sudare e senza, in definitiva, meritare la giornata che è.
“Occhi bassi, quando cammini
Dentro ai piedi che tesoro hai?”
Anche in discesa a schivare sassi e scegliere passi, saltare ruscelli e farsi accarezzare dai fili d’erba, le vette che si allontanano alle spalle e il bosco che ci inghiotte ancora una volta, il fiume da guadare ancora, il ciottolato della strada che diventa asfalto, un divenire all’incontrario che è un nastro che si riavvolge, una canzone che volge alla fine, l’ultima nota del sole che scende, il pomeriggio diventa sera che diventa notte che porta consiglio, e ricordi, e due piedi che camminano, davanti a te, per un giorno intero.
La canzone è dei “Tre Allegri Ragazzi Morti”.
Noi eravamo 20 Allegre Persone VIVE.
A chiederci, per un giorno, che tesoro c’era, in quei piedi.
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