E all’improvviso, il silenzio.
Quello che stordisce da quanto urla forte, quello che è capitato di sentire in cima ad un monte a 2.000 metri o fuori da un rifugio a 1.600, tutti dentro a mangiareriderescherzare e il silenzio, lì fuori dalla porta ad aspettare solo di essere ascoltato.
Un sottofondo di sole di gennaio, seduto su un ceppo d’albero improvvisatosi sgabello, a respirare aria pulita appoggiato ad un muro sentendosi lucertola al primo caldo. Voci attutite da una porta e una finestra, di fronte pizzi e cime e una distesa di neve lì dove tra poco sarà un mare di rododendri ed altra natura di primavera.
Neve che attutisce rumori e suoni della natura, a braccetto con il silenzio, osservano il mondo con sguardo sornione. E noi a prendere il sole, appoggiati a quel muro di quel rifugio che, per un giorno, è casa e famiglia e, in definitiva, vita.
All’improvviso il silenzio, quello che mette a tacere voci e pensieri, lo senti il silenzio? Lo senti scorrere quel fiume sotto le vene come l’acqua scorre sotto quella cascata di ghiaccio e non ne senti il frastuono perché è silenzio. Ma l’acqua scorre lo stesso. Solamente lo fa con discrezione. Perché certi momenti è giusto che il silenzio parli ed è altrettanto giusto che le voci tacciano, anche a discapito di una vita che sembra mettersi in pausa, delicatamente, per qualche istante.
Il silenzio di uno spiazzo di fronte ad un rifugio dove fino a pochi istanti prima decine di uomini-lucertole prendevano il sole, cercando ristoro e riposo da una salita niente male. O il silenzio di una cima su cui scopri di essere da solo, se non fosse per un pugno di amici che hai voluto, e cercato, fortissimamente per godere di quell’idea di silenzio che ti eri fatto giorni prima.
Quel silenzio che prima faceva paura e che, ad esser sincero, ancora adesso, ogni tanto, ne fa. Ma non così tanto da esserne terrorizzati, non così tanto da avere il bisogno compulsivo di riempirsi di voci e parole e mani e occhi e gambe in movimento e chissà questo viaggio dove e quando finirà.
Questo silenzio va gestito, va coccolato, va ascoltato ed accarezzato. Va rispettato, amato, preso per mano ed accompagnato. O forse è da esso che bisogna farsi prendere la mano e farsi accompagnare per un sentiero che pensiamo o che, semplicemente, non vogliamo riconoscere.
E dove c’è neve che appiattisce tutto e saranno distese di fiori e torneranno rocce ed arbusti, dove c’è neve tornerà terra e polvere, dove c’è silenzio tornerà a sussurrare la vita.
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