Non mi sono dimenticato, certo che no, di fare quello che avrei dovuto fare esattamente il 5 febbraio sera, appena rimesso il piede dentro casa, che poi casa dov’è, vai a capirlo.
Nel frattempo sono successe cose, ho visto gente, mangiato cibo, bevuto vino, stretto mani, abbracciato nipoti, volato in giù, volato in su. Mi sono trovato in un giorno di sole a passeggiare in riva al mare con in bocca sapore di pesce che poco c’entra con la polenta e i pizzoccheri che ormai per mesi avevano riempito stomaco e occhi. Altitudine pari a zero, oserei dire al livello del mare, quello zero a cui bisogna arrivare e da cui bisogna, per forza di cose, ricominciare, ch’è ancora troppo presto per scrivere la parola fine. Onde liquide che nulla hanno a che vedere con le dune di neve create dal vento ad altitudini superiori, onde di risacca che vanno e vengono e che solo chi ha voglia di perdersi un po’ può capire bene cosa vogliono dire.
Mi sono trovato a fare escursioni cittadine in un posto che mi appartiene forse sempre meno man mano che vado avanti nel cammino della vita, a calpestare ciottoli e marciapiedi che poco hanno a che fare con le rocce e le radici d’albero che negli ultimi mesi hanno prestato la loro durezza ai miei passi. Mi sono trovato anche a volare guardando da un finestrino d’aereo un vulcano attivo che è il più bello l’Italia, quell’Etna su cui mi piacerebbe, un giorno, camminare insieme a voi. Respirare aria di montagna guardando il mare sotto di noi, spiagge di sabbia dorata e pendii aspri e duri come superficie di luna.
Mi sono trovato a guardarla, quella luna che ci accomuna tutti sotto la stessa luce, ma da una latitudine diversa, un po’ più a sud del mondo che abitiamo abitualmente ma fidatevi di me, la luce che spara verso di noi, alla fin fine, è sempre la stessa, solo forse un po’ più chiara.
Mi sono trovato ad allontanarmi da me, o forse a tornare a ributtarmici dentro, ad allontanarmi da voi o forse a cadervi ancora una volta dentro in quel desiderio di rivedervi, camminarvi ancora a fianco, cercare nei vostri occhi quello che non trovo dentro me. E ho scoperto pensieri e trovato la forza di chiedere ancora un po’ di voi, seppur per una domenica vi ho saltati ma ho visto che il mondo è andato avanti anche senza di me e ne sono contento, il Baciamorti, il Murelli, eravate tutti belli e sereni e sorridenti e felici di vivere quel momento insieme ad altri che quel momento l’avevano scelto per stare con voi. E’ una scelta condivisa, ci vuole coraggio, certo, ma solo le prime volte, poi scopri velocemente che siamo tutti dentro la stessa barca in balia di chissà quali onde o, forse peggio, di una bonaccia che inchioda alla vita peggio di un maremoto.
Non ero con voi ma ho visto le foto, non vi ho ringraziati ma lo sto facendo adesso, non vi abbraccio uno per uno perché siete in tanti e c’è il Covid o forse perché due braccia non bastano ad abbracciarvi tutti o forse ancora perché non sono abbastanza lunghe da circondarvi uno per uno.
E un altro anno è passato, un’altra festa archiviata, altri momenti messi al sicuro nel cassettino dei ricordi, un altro grazie per esserci stati, per esserci ancora, ogni volta che noi, e voi, avete bisogno di noi e di voi.
Questa è da parte mia che senza di voi sarei sempre io ma con qualcosa in meno dentro.
PS: se qualcuno di voi trovasse ostiche queste parole quasi buttate lì, ecco vi dico che la colpa non è vostra. E’ quel fondo di vino in una bottiglia vecchia che ha deciso di non finire nel lavello, ma qui dentro.
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