Dopo qualche escursione a quote più miti, torniamo finalmente a respirare l’aria sottile degli over-2000.

Il Pizzo di Gino, con i suoi 2.245 metri, è la cima più alta della Val Cavargna e una delle montagne più riconoscibili di questo angolo delle Prealpi Luganesi.

L’avevamo adocchiato qualche anno fa, durante una splendida giornata sul Monte Garzirola, che da lassù lo osserva da lontano.

Il Pizzo di Gino si presenta come una bella piramide rocciosa e, grazie alla sua posizione isolata, dalla vetta regala un panorama enorme sull’arco alpino: Monte Rosa, Alpi Retiche, Orobie, Prealpi lariane e montagne ticinesi.

Tutte tranne il Monte Bianco, nascosto dietro il Monte Rosa.

Quindi se venite solo per vedere il Bianco… non è la montagna giusta. Meglio saperlo prima che alimentare false speranze.


Pizzo di Gino da San Bartolomeo

Il nostro itinerario non segue la classica salita da San Nazzaro e Tecchio.

Partiamo invece da San Bartolomeo Val Cavargna, salendo verso Oggia e continuando poi lungo la dorsale che conduce al Pizzo di Sebol e alla sua bocchetta.

Da qui il percorso guadagna quota verso Cima Pianchette, a oltre 2.100 metri, prima di affrontare il tratto più interessante della giornata: la cresta che conduce alla vetta del Pizzo di Gino.

Questo settore fa parte anche dell’Alta Via del Lario: nella terza tappa la traversata passa sotto la cima e prosegue lungo la dorsale verso Cima Pianchette e Monte Bregagno.

Questa parte richiede attenzione. Si incontrano tratti esposti, facili roccette, un breve passaggio attrezzato e almeno un punto nel quale può essere necessario usare le mani.

Non è alpinismo, ma non è neppure il classico sentiero sul quale camminare con le mani in tasca.


Pizzo di Gino: difficoltà

L’itinerario è indicato per Escursionisti Esperti – EE.

Il nostro anello sviluppa circa 16,5 km e 1.315 metri di dislivello positivo. A rendere impegnativa la giornata non sono soltanto i numeri, ma anche la parte alta del percorso, dove terreno roccioso, esposizione e tracce meno comode richiedono passo sicuro e abitudine ai sentieri di montagna.

Serve quindi un buon allenamento, ma soprattutto serve sapere dove si stanno mettendo i piedi.


Via normale del Pizzo di Gino

La via normale del Pizzo di Gino viene generalmente affrontata dal versante di San Nazzaro Val Cavargna, passando dalla zona di Tecchio e dal Rifugio Croce di Campo.

È un itinerario diverso rispetto all’anello descritto in questa pagina e normalmente più diretto. Anche qui, però, la parte finale della salita richiede attenzione per la presenza di terreno ripido ed esposto.

Quindi se online trovate distanze, dislivelli e tempi molto diversi dai nostri, non è necessariamente perché qualcuno ha sbagliato i conti: probabilmente state confrontando itinerari differenti.


Rientro dal Rifugio Croce di Campo

Dalla vetta iniziamo il rientro scendendo verso il versante della Val Cavargna e raggiungendo il Rifugio Croce di Campo, a circa 1.740 metri.

Il rifugio è uno dei principali punti di appoggio della zona e una base classica per la salita al Pizzo di Gino e a Cima Pianchette. Aperture e servizi possono variare durante l’anno, quindi è sempre meglio verificarli direttamente prima della partenza.

E se il rifugio è aperto e la giornata è stata abbastanza lunga, una birretta potrebbe diventare improvvisamente una questione di primaria importanza.

Da Croce di Campo si completa poi l’anello tornando verso San Bartolomeo.

Qui non troverete le folle della Grignetta.

Troverete una montagna più appartata, un po’ ruvida e decisamente meno addomesticata.

Che, guarda caso, è proprio il genere di montagna che piace a noi.

Dislivello:
1.315 mt

Sviluppo:
16,5 km

Difficoltà:
Escursionisti Esperti (EE)


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Partenza

SAN BARTOLOMEO

Quota massima

2.245 METRI

Dislivello

1.315 METRI

Durata

1 GIORNO

🧭 Info tecniche

  • Lunghezza: circa 16,5 km
  • Dislivello positivo: circa 1.315 m
  • Difficoltà: EE – Escursionisti Esperti
  • Partenza: San Bartolomeo Val Cavargna (CO)
  • Quota massima: Pizzo di Gino – 2.245 m
  • Tipologia: itinerario ad anello
  • Punto di appoggio: Rifugio Croce di Campo – circa 1.740 m

🥾 Il percorso

L’anello sale da San Bartolomeo verso Oggia e raggiunge progressivamente la dorsale del Pizzo di Sebol e di Cima Pianchette. Da qui si continua verso il Pizzo di Gino attraverso il settore più impegnativo dell’itinerario.

Cima Pianchette fa parte dello stesso sistema di dorsali dell’Alto Lario che comprende anche il Monte Bregagno, un’altra lunga escursione panoramica che abbiamo percorso partendo dai Monti di Breglia.

La parte alta presenta terreno roccioso, tratti esposti e qualche passaggio in cui è necessario usare le mani. È quindi richiesta esperienza su sentieri EE e assenza di problemi con l’esposizione.

⛰️ Pizzo di Gino e via normale

La classica via normale parte invece dal versante di San Nazzaro Val Cavargna, normalmente dalla zona di Tecchio, e raggiunge la montagna passando nei pressi del Rifugio Croce di Campo.

I dati tecnici di questa pagina si riferiscono esclusivamente al nostro anello da San Bartolomeo e non vanno quindi confrontati direttamente con quelli della via normale.

🎒 Attrezzatura

Scarponi adeguati, abbigliamento da trekking e bastoncini consigliati. L’attrezzatura aggiuntiva va sempre valutata in funzione della stagione e delle condizioni effettive del percorso.

In presenza di neve o ghiaccio, soprattutto nella parte alta ed esposta, la difficoltà può aumentare sensibilmente.

🛑 Nota bene

Sedici chilometri e mezzo e oltre 1.300 metri di dislivello raccontano già una giornata importante. La cresta finale aggiunge quel tanto che basta per ricordarci che il Pizzo di Gino non è soltanto una montagna alta: è anche una montagna che pretende un po’ di attenzione.

Informazioni generali


  • Dove saremo

    Val Cavargna

  • Punto di partenza

    San Bartolomeo in Cavargna (CO)

  • Quota massima

    Pizzo di Gino – 2.245 m

  • Appoggi lungo il percorso

    Rifugio Croce di Campo

  • Parcheggio alla partenza

    Zona San Bartolomeo / Oggia


Ecco cosa vedremo...


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