Il silenzio della neve. La valle immersa nel bianco a confondere pietre e sentieri e rocce e fili d’erba che torneranno, oh sì se torneranno. Il silenzio della mattina, la prima dell’anno, quella che segue il suono della notte, l’ultima dell’anno.

Il silenzio della neve che accompagna passi e pensieri verso un nuovo inizio, per qualcuno, o verso un proseguo, per qualcun altro, di un percorso iniziato chissà quando e chissà come. Il silenzio della neve è il suono bianco migliore per andare avanti, quando la testa ancora rimbomba di canti e balli e risate a squarciagola durati una notte intera che ormai, nel silenzio della neve, quasi neanche più ricordi.

E il silenzio del bosco nel rumore scuro della sera che arriva, l’ultima dell’anno, un fiume che scorre placido un po’ più giù ad accompagnare le speranze per quella sera tanto attesa e tanto desiderata. Uno zaino troppo pesante per dover stare via solo due giorni, una giacca e dei pantaloni troppo pesanti per il caldo della fine d’anno che ti vien voglia di strapparli via di dosso e restare così, nudo nel silenzio del bosco e nel rumore scuro della sera che arriva.

Non c’è musica ancora se non nella tua testa, ad accompagnare ogni singolo passo che ti avvicina alla fine, ad un rifugio, a quel te che sta dentro te. Non c’è musica ma ci sono i respiri a volte leggeri e a volte pesanti e affaticati dei compagni di viaggio, ognuno con il suo zaino ripieno di tutto quello che ci sta e che si vorrebbe lasciare andare.

C’è il silenzio della neve e c’è il silenzio del bosco ed ogni tanto una nota di voci e parole e chiacchiere e frasi che perdono senso nel silenzio della neve e del bosco.

…E in mezzo c’è il mondo.

C’è il Capodanno che arriva che quasi manco te ne accorgi, un conto alla rovescia che parte troppo presto da 7.800 secondi che ne perdi il conto troppo in fretta, c’è una mezzanotte che ti si rovescia addosso come un bicchiere di vino, c’è del cibo che non tocchi e dell’altro cibo che pare non bastare mai, c’è del vino bianco e c’è del vino rosso, i primi e i secondi e gli ultimi che saranno i primi.

In mezzo c’è il mondo.

Ci sono 30 persone conosciute quasi per caso, quasi tutte con l’amico di fiducia perché in fondo è una serata importante e l’amicizia va preservata, anche se di amici alla fine ti ritrovi ad averne proprio pochi… ma va bene così. Pochi ma buoni, dicono. Se sia vero, io, non lo so.

In mezzo c’è il mondo.

Una cassa musicale troppo poco potente per farsi sentire in mezzo a 100 bocche che cantano Albachiara, una chitarra suonata con rabbia da un compagno di viaggio incontrato per caso a destinazione, strofe abbozzate e portate avanti a memoria e per scarsa memoria dimenticate per metà. Un trenino che parte e ti lascia lì, se non vuoi salirci su, o che ti porta fin dentro la cucina dove scopri che si, c’è anche gente che lavora, mentre tu ridi e ti diverti e ti scrolli di dosso l’anno che va.

In mezzo c’è il mondo.

Di tutti gli abbracci che ci siamo dati dopo aver scoperto che – cazzo – è mezzanotte ed è Capodanno e bisogna festeggiare e allora via di tintinnio di bicchieri e brindisi e cincin e pacche sulle spalle e strette di mano e piedi pestati sul legno del pavimento ancora più forte per far sentire anche in cielo che si, anche noi, questa notte, siamo vivi, eccome se lo siamo.

In mezzo c’è il mondo.

Del buio della notte annusato da una finestra chiusa in una stanza ancora calda, una chitarra che si rilassa e stiracchia le corde nelle prime luci dell’alba, una spaghettata agolioolioepeperoncino a far tacere pancia e giramento di testa, le scale del rifugio che portano al letto, poche ore di sonno da recuperare più in là, non c’è fretta di dormire adesso.

È Capodanno, e lì fuori ci sono amici che aspettano ma, soprattutto, c’è il silenzio della neve.

Una cosa però, ancora oggi, non ho capito: perché il cotechino con le lenticchie servito come antipasto, invece che alla mezza, come da sempre su tutte le tavole degli italiani?

Auguri, ancora, a tutti.
Sabrina, ti rubo l’augurio migliore che ho letto in questi primi 3 giorni di 2023: “che sia un’ottima annata e che ci veda sorridenti e felici a scalare le nostre inquietudini per scoprire che non erano nulla di che”. Chapeau.


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