Rewind. Che non è il titolo di una canzone: è solo una parola. Rewind, riavvolgere. Il nastro, il tempo, i ricordi. Nessuna stanchezza negli occhi, quattordici paia di occhi che sorridevano al riavvolgimento di quel nastro durato 3 giorni alle Cinque Terre. Quattordici paia di occhi che per tre giorni si sono cercati, incrociati, illuminati, aperti all’alba e chiusi alla notte ligure, quattordici paia di occhi sopra quattordici bocche che si sono aperte in sorrisi, parole, consigli, avvisi.

Eravamo quattordici amici, se non si fosse capito, e per tre giorni abbiamo camminato le Cinque Terre con quell’entusiasmo sano e puro di chi ha voglia di vivere la Vita prima che sia la Vita a vivere te. Un passo avanti, a step forward: ma adesso si fa rewind.

La pioggia del lunedi a bagnare gusci e bastoni e zaini e scarpe scivolanti su pietre muschiate e antiche a formare scalinate calpestate per anni da chi sale da Monterosso a Soviore e scende da Soviore a Monterosso, come un gruppo di noi stamattina, mentre altri esploravano il sentiero alto che da Soviore porta direttamente a Levanto. Domenica sera era Halloween, dolcetti e scherzetti e musica e balli, e trofie al pesto e pesce spada in salmoriglio, e vino e grappa e Amaro del Capo ad accompagnare verso il letto la stanchezza di una giornata da venticinque chilometri.
Venticinquechilometri che è una parola lunga da scrivere ma ancora più lunga da fare, 5 santuari sulla loro Via, MonterossoVernazzaCornigliaManarolaRiomaggiore. Dislivello poco, lunghezza tanta, felicità ancor di più. Boschi freschi con squarci di vista sul mare, scogli lontani, casette colorate che sembrano piccole e dipinte sullo sfondo dell’acqua, saliscendi di colline e aggiramenti di lingue di terra protese sul mare, Santuari a firmare un temporaneo arrivo per poi ripartire verso il prossimo, foto di rito e via che si va.

Vigneti a strapiombo sul mare, colori autunnali sotto i nostri occhi, vitigni che ancora resistono all’inverno che arriva veloce ma non qui, dove il tempo sembra essersi fermato a settembre. Grappoli d’uva che non ci sono più, qualcuno resiste appassito e succhiato dagli uccelli, terrazze ordinate e curate, sono piccoli tesori da tenere preziosi, un regalo della natura da preservare ed ammirare con occhi da viandante. Il mondo non è nostro, inutile provare a possederlo, più semplice provare a farlo nostro per qualche attimo e trasformarlo in ricordo da regalare a chi lo merita. E di ricordi questi 14 AmiciViandanti ne hanno collezionati parecchi, in questi tre giorni. Alcuni santuari sono chiusi, forse è troppo presto, altri santuari sono aperti, è pur sempre domenica e l’orario è quello giusto per regalarsi ai nostri occhi nella loro semplicità di chiese di campagna. Pochi fronzoli, pietre antiche, muschio a nord e colori sbiaditi a sud, una bellezza che cattura sguardo e mente, alberi secolari a dare ristoro e ombra alla nostra stanchezza crescente.

E’ sabato sera, la notte è scura e la luce della luna ti fa gli occhi belli, vedo mani che si cercano, trovo sorrisi complici sulla stessa via, la cena è buona e il vino pure, le lingue si sciolgono, gli occhi brillano, il portico del Santuario che per tre giorni è stata casa risuona delle risate e dei passi stanchi di una giornata iniziata bene e finita ancora meglio. Qualcuno russa, qualcuno veglia, qualcuno legge, qualcuno fuma l’ultima sigaretta, i letti si riempiono di corpi stanchi, pian piano le luci si spengono e i muscoli si rilassano. Ti sento che parli nell’oscurità del portico, le tue parole sono acqua fresca dopo troppo vino, gli occhi lucidi si asciugano, le mani si sfiorano, la notte decide che è ora di andare a dormire anche per te.

Rewind. L’incontro in autostrada, la suddivisione nelle macchine, il viaggio, le risate e la gioia di chi sta per affrontare un’avventura, lo spirito è quello della Compagnia, andiamo, camminiamo, guardiamo, sorridiamo, gioiamo, da Levanto a Soviore passando per Punta Mesco, gente in parapendio volteggia leggera nell’aria, il cielo sopra, il mare sotto, in mezzo la terra che stiamo calpestando. Via le giacche, via i pantaloni lunghi, qui è ancora estate, il sudore si vede e si sente, la vita scorre nelle vene. Qualcuno fa anche il bagno, il pietrisco della spiaggia sembra una morbida branda dopo dieci chilometri di camminata in mezzo ad ulivi e corbezzoli, le scogliere più in basso, i sogni più in alto.

E rewind veloce fino alla sveglia del sabato, ore 5.30 circa, è buio pesto fuori ma ci sono gli amici della Compagnia che aspettano… andiamo?
Andiamo.
E cosa rimane di tutto questo rewind? La voglia di rifarlo, ancora una volta, ancora di più, ancora con te. Chiunque tu sia. Noi ci siamo. E tu?


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