Quel cavo, lì per terra, come abbandonato dalla mano di un bambino capriccioso dopo averci giocato per qualche minuto, un regalo di Natale abbandonato dopo poco, un bambino stufo di un gioco che non diverte più. Quel cavo, lì per terra, a far braccio di ferro tra metallo e nuda terra, ma sono le erbacce e la natura a vincere la sfida, natura resiliente che va avanti nel suo cammino qualunque cosa accada, fregandosene magnificamente dei nostri ardimenti e delle nostre speranze, dei nostri giochi da bambini, delle nostre giornate vissute alla giornata.

Una giornata in Compagnia di quelle serene, quiete, un paesaggio che si nasconde dietro un velo di foschia come a vergognarsi di esser così secco e marrone e triste senza pioggia e verde e acqua che scorre e filtra dal terreno all’aria e viceversa. Una giornata di quelle che regalano rilassamento dei muscoli, solo poche volte chiamati a dare il massimo, pendenze tranquille da affrontarsi con il sorriso sulle labbra, con le chiacchiere degli amici, senza troppo affanno né sudore. Una giornata di quelle che regalano rilassamento del cuore, solo poche volte chiamato da un sussurro, da un battito, ad andare fuori strada in cerca di una mano, di uno sguardo, di una smorfia delle labbra che significa tutto e non significa niente.

Un monte che è quasi una collina dolce, un rigonfiamento della terra senza nessun’anelito estremo al cielo, che si presta a far da parco giochi per bambini e bambini un po’ più cresciuti, lì dove mi raccontavi che hai imparato a sciare da bambina, quando bambina sei stata anche tu e con te chissà quanti. Oggi rimangono antenne, piloni, parcheggi, macchine, moto, biciclette. Mottarone, tu che nascesti come tanti altri e ti sei trovato stuprato dalla mano dell’uomo, quello stesso uomo che per avidità ha deciso che quel cavo dal cielo doveva finir per terra, rumore sordo, schiocco di dita, metallo contro nuda terra, la terra vince, le erbacce inghiottono tutto. La natura continua il suo corso, gli alberi ricrescono, i piloni perdono colore e si intristiscono, uno sguardo, un pensiero, una preghiera, si passa avanti, si scende in paese, sassi a scombussolare il cammino, sembriamo ubriachi mentre scendiamo giù. Ci ributtiamo nel bosco, passo dopo passo. Ne usciamo, vivi e grati per questa giornata insieme. Alla fine il lago, placido, ad attendere le ombre della sera, un bicchiere in mano, un brindisi, un saluto, un abbraccio, un pensiero, la macchina che si avvia, si torna a casa, un po’ felici, un po’ frastornati da questa giornata che ha un retrogusto strano, di quello che non capisci se è buono oppure no.

Resilienza, resistenza, lo sguardo al futuro, qualche foto a ricordare il passato. Siamo stati grandi, domani forse lo saremo ancora di più.


Le foto più belle della giornata


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