Diciamoci la verità: non tutti sono qui per salutarvi, qualcuno in fondo non vi conosce nemmeno. D’altronde l’avevamo detto e scritto, che il saluto era una scusa. Una scusa per rivederci ancora, per qualcuno conoscere gente nuova, mangiare due costine tutti insieme, bere del vino, fare un po’ di caciara. Fare festa.
Una scusa per riempire un po’ di quel vuoto che ognuno di noi si porta dentro, quel vuoto che ognuno di noi deve ringraziare perché ci ha spronati, durante questo anno, ad indossare gli scarponi, inforcare i bastoni, e andare a camminare con dei perfetti sconosciuti.
Oggi vedo gente che tanto sconosciuta ormai non è: gente con cui, a conti fatti, abbiamo condiviso centinaia di km, un sacco di risate, una sporta di confidenze, chiacchiere serie ma anche stupide, silenzi privi di imbarazzo di quelli che, tra amici, ci si può permettere.
Voi due, disgraziati emigranti, il vuoto lo lascerete eccome, e sarà gigante: ma anche con questo passato dovremo fare i conti, e anche questo vuoto andrà coccolato prima e poi, chissà, magari colmato. Per il momento abbiamo ancora, per qualche ora, voi due in carne ed ossa, poi resteranno le foto, poi avremo una testa di ponte per l’Abruzzo che magari, chissà, un giorno ci vedrà camminare ancora tutti insieme.
Una giornata, ed una Compagnia, come questa, è anche grazie al vostro esservi prestati a noi: camminare, grigliare, portare sulla schiena zaini pieni di cibo e arrosticini, la furnacella, il vino… sarà dura trovare qualcuno come voi. Anzi, facciamo che non ci proviamo nemmeno: lasceremo che sia il caso a scegliere, esattamente com’è stato il caso, quel 23 maggio 2021, a farci incontrare.
Grazie a nome mio e di tutti quelli che hanno avuto l’onore, ed il piacere, di conoscervi.
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