Parlare quando si ha qualcosa da dire, camminare quando si ha la forza di andare. C’è anche un tempo per ascoltare e un tempo per riposare. Un tempo per riflettere, un tempo per stare in silenzio anche quando si è in venti sul sentiero, le foglie secche scrocchiano sotto i piedi, la natura si esprime in libertà, il mondo si svela alle orecchie di chi tace e ascolta.

Ogni passo un metro avanti anche quando i metri si contano a migliaia e sembrano tanti, ma ogni passo è un metro avanti e le migliaia diventano centinaia e poi decine e poi ne rimangono così pochi da contare e camminare che ti ritrovi in vetta senza quasi neanche sapere come hai fatto a finire lì.

Oppure no. La vetta questa volta rimane lì, pazientemente in attesa del passo finale, della foto di rito, del respiro affannato che si apre alla vista e si riempiono i polmoni di aria pulita e di bellezza sottostante e circondante.

Certe volte le gambe vanno da sole, quasi sapessero esattamente su quale sasso appoggiare il piede e quale radice evitare per non cadere. Altre volte non ne vogliono proprio sapere e allora lì la fatica diventa tanta, forse troppa, ma l’orgoglio e la determinazione spingono ad andare avanti e chiudere l’anello, raggiungere la vetta, fare quella foto e tirare quel sospiro di sollievo.  Certe volte il trucchetto riesce ma altre… niente, quel dannato coniglio non vuole saperne di uscire dal cilindro. E allora amen, la vetta rimane lì ad aspettare un prossimo tentativo, mica c’è niente di male a rimandare, nessuno giudica, nessuno ci rimane male, siamo tutti maturi da capire che quando non ce n’è, non ce n’è. In montagna il passo deve essere sicuro. Le gambe tremolanti fanno cadere, il piede indeciso inciampa, il respiro corto non aiuta.

Ognuno è eroe nella propria vita quando riesce a fare qualcosa che non pensava prima, che sia un anello da 13 km e 900 metri di dislivello con vista sul lago e sulle Grigne o un 1.700 da 20 km che taglia il respiro e sfida ogni passo ad andare avanti. Ognuno conosce le proprie capacità ed ogni volta le mette alla prova, un passaggio difficile, la lunghezza del giro, il ghiaccio dove non te lo aspetti. E’ gattonando che abbiamo imparato a camminare, camminando abbiamo imparato a correre, la pianura è diventata salita, il facile difficile ma i muscoli sono sempre più forti ed il piede più sicuro. Basta prendersi il proprio tempo che non è la giornata ma i mesi e gli anni, metri che diventano centinaia e diventano chilometri.

E se quel giorno non te la senti di camminare fermati: parlare quando si ha qualcosa da dire, camminare quando si ha la forza di andare.


Le foto più belle della giornata


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