Sarebbe stato da camminarci a piedi nudi, su quei sentieri così puliti, ordinati, rastrellati, pettinati, morbidi. Sarebbe stato da spogliarsi di scarpe e vestiti, zaini e bacchette, guanti e cappelli, togliersi tutto per un bagno di bosco rigenerante, rinfrescante, rinvigorente.

Ma l’unica cosa che siamo riusciti a toglierci di dosso sono stati i pensieri. Pesanti, affliggenti, insopportabili a volte, zavorre legate addosso che solo quando scopri il fiocchetto debole che te li lega addosso ti senti uno scemo a non averlo fatto prima.

Foglie morte ed umide della notte prima, sentieri disegnati sui prati e sotto le chiome degli alberi, una faggeta ammiccante al benessere e al benestare. Ci camminiamo dentro, ce la godiamo tutta, ogni passo, ogni respiro del compagno di viaggio, ogni sbuffo per quel gradino intagliato nella roccia, ogni ticchettio delle bacchette sulle pietre, ogni volta che la punta ha infilzato la morbida terra per uscirne un po' più sporca ed ogni volta che un filo d’erba bagnato l’ha ripulita.

Il bosco piace o non piace. Perché non offre panorama, nasconde tutto, chiude al cielo. Perché ti porta dentro e non resta molto a cui pensare. (A meno che non cerchi funghi o osservi specie vegetali o animali che al suo interno si nascondono).

Una nebbiolina ci avvolge, il caldo di un timido sole che stenta a mostrarsi, la speranza che diventi palla di fuoco tiepido ed ottobrino ad ogni passo che facciamo verso la vetta. Una nebbiolina che ci lasciamo alle spalle, un lago in lontananza si mostra nella sua umidità, finisce il bosco e ce lo lasciamo alle spalle, s’alza la quota e s’abbassano le nuvole, il tappeto morbido d’erba diventa sassoso sentiero, scompaiono i rami degli alberi da accarezzare e compaiono funi e catene, strapiomba il sentiero verso valle e nuvole, nuvole, nuvole ancora a nascondere tutto, anche la nostra paura del vuoto e dello strapiombo buono solo per i camosci e stambecchi.

Sembrava così lontana, la vetta, che non ci rendiamo conto di esserci su.

Avremmo potuto essere ovunque, e forse ovunque siamo stati. Ognuno nel suo mondo, ognuno nel suo stare bene.

Un rifugio che è opera d’arte e pugno in un occhio, un treno sbuffa mentre arranca in cremagliera verso i 1.700 del Fiore di Pietra, visione e consolazione per viandanti annebbiati e annuvolati. Si mostra il sole a tratti ma panorama niente.

Iniziamo a scendere, diradano le nuvole o forse ci abbassiamo noi, si mostra un mondo che non sapevamo, si richiude il bosco che aspettavamo, morbidi ancora i passi sul sentiero, serene le voci attorno a noi. Eravamo tanti ma eravamo uno, non si spiega altrimenti l’unisono del respirare leggero.

Sereni. Un po’ più del cielo, un po’ più della notte prima. Non piove, oggi, e non pioverà.

Non abbiamo visto molto, ma abbiamo visto noi. E ci siamo piaciuti.

Eravamo belli, sulla cima di quel monte, avvolti dalle nuvole, imbacuccati l’uno nell’altro.

Le nuvole ci hanno rubato il mondo intorno ma, foss’anche solo per un giorno, abbiamo ritrovato noi.


Le foto più belle della giornata


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