Per chi suona la campana?
Quella delle nove del mattino, riuniti e radunati in un parcheggio ricoperto di terra, l’asfalto che finisce dove finisce la civiltà, un paese o una frazione di esso che si perde alle pendici di un monte dal nome fantasioso e av-venturoso. Nove rintocchi, uno per ogni ora che è passata dalla mezzanotte, ad aspettare che arrivi la sveglia per muscoli e cervello e per iniziare a camminare fin dove le gambe, anche oggi, ci porteranno. Cima non scontata, ci si prova, come sempre, si riesce, come - quasi - sempre.
Per chi suona la campana? Per te che non conosci nessuno e ti sei buttata in questa esperienza con la voglia di uscire di casa ed uscire da te, quattro mura troppo strette sotto un cielo incerto ma che, a sentir gli esperti, promette tregua fino alle tre del pomeriggio. Noi ci fidiamo e ci affidiamo ed è per noi che suona la campana, per noi che mettiamo un piede davanti all’altro seguendo i passi del compagno che precede e facendo strada al compagno che segue. Processione di formichine piccole piccole all’ombra di giganti di pietra che erano lì prima che noi iniziassimo a pensare e saranno ancora quando smetteremo di farlo. Rassicurante. Come i rintocchi di una campana. Lontani. In paese. Noi persi nella natura ma con l’orecchio teso a cercar la civiltà.
Per chi suona la campana? Per te che ti sei fermata a metà strada, un piede avanti e un altro indietro a cercare la via, a ponderare la scelta e le parole giuste per uscire dall’impasse, da quel momento sospeso tra il “vorrei ma non posso” ed il “potrei ma non devo”. Esci, guarda fuori e guardati da fuori. Meriti di più. Meriti cento metri di dislivello in più per abbracciare il cielo da più vicino e guardare il mondo, laggiù, con più distanza, e coscienza, e Vita.
Per chi suona la campana? Per te che riesci ancora, dopo migliaia di km infangati e polverosi ed innevati e bruciati dal sole o bagnati dalla pioggia, riesci ancora a stupirti di un posto che non conoscevi e che meritava, a ragion veduta, una visita già qualche tempo fa. Per lo stupore di quelle guglie di roccia che ti ricordano qualcosa di familiare, per quei prati d’alpeggio che si svelano pian piano ad ogni sguardo buttato in avanti quasi disperato, dopo quella salita disgraziata che ti ha tolto il fiato. Fermati. Riprenditi il tuo tempo. Respira. Sei VIVA.
Per chi suona la campana? Per te che stringi forte quelle catene così umane in un ambiente così selvaggio, metallo freddo contro il palmo sudato, non guardare in giù ma all’anello più in alto, a quel chiodo infisso nella roccia che è confortante e sicuro come è sicuro che a quella cima, oggi, ci arriverai anche tu. Con il tuo passo, i tuoi pensieri, ansie, preoccupazioni, con le tue nuvole nel cuore ma anche con un sorriso che esplode quando capisci che è finita, stavolta davvero, quella salita disgraziata.
Per chi suona la campana? Per te che abbracci una croce prima con lo sguardo poi con il pensiero, una preghiera silenziosa in una lingua che solo ognuno di noi parla. Cancervo. Il primo è preso. Animale mitologico, nome di fantasia, la toponomastica si diverte. Guarda da dove sei arrivata: respira. Riprendi fiato, ancora una volta. Perché è lì, di fronte a te, la seconda croce da andare a prendere, oggi. E nel mezzo baite e alpeggi, discese sassose e prati fioriti, nuvole che vanno e vengono, rovesci di vento che profumano di lontano, edicole e paletti e bolli ad indicare la via e capisci che la via, in fondo, la stai seguendo bene.
Per chi suona la campana? Per te che hai pensato di mollare, quel momento lì quando le gambe sembravano non volerne sapere più di camminare. Ma avevi un compagno a fianco, o forse dietro, o forse davanti, avevi un compagno che ti ha preso silenziosamente per mano e ti ha accompagnato, con pazienza e dedizione, fin su. In culo ai sacrifici. Alle sofferenze. Alle volte che hai pensato di non farcela o che non valesse più la pena provare a farcela. In culo a chi ti diceva di lasciar perdere, fosse anche soltanto la tua testa. La stessa che poi, qualche minuto dopo – o forse qualche ora, chissenefrega -, a quella seconda croce ti ci ha portato. Venturosa. Abbiamo preso anche te.
La campana rintocca giù in paese ma è troppo lontana per sentirla. Eppure lo sai bene che rintocca. Confortante sapere che il mondo va avanti anche senza di te. Lo senti, quel rintocco? Lo senti, quel richiamo? Le senti le gambe che si scaldano al sole mentre affronti la discesa, ora che tutto è più leggero? Le vedi, le nuvole che si spostano dal sole?
Ma poi, DAVVERO, per chi suona la campana?
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