Quando non riesci a mettere ordine nei pensieri.

Quando ne hai troppi, o troppo pochi, uno per ogni passo che fai, uno per ogni passo che non hai fatto.

Sai che c’è? Buttali giù, così come vengono. Magari si sistemano da soli, magari li sistemerà qualcun altro.

Un caffè in un bar che non serve alcolici, manca la sambuca per iniziare bene la giornata ed il cammino. Ma va bene uguale, chè magari si viaggia più leggeri di spirito.

La prima nota che esce dalle casse, il silenzio dei 2.000 sporcato, all’inizio, poi dipinto da una musica leggera che colora il cielo e il sorriso di chi ha camminato tanto per arrivare.

Nuvole basse che coprono le cime, cime che giocano a nascondino con le nuvole per farsi, semplicemente, immaginare. O desiderare.

Arriva la birra, arriva il vino, i pensieri si distendono, le gambe riposano, gli zaini appoggiati per terra aspettano il momento di entrare in rifugio insieme a chi li ha portati, tutto il giorno, sulle spalle. I sorrisi si distendono, i bicchieri tintinnano, le guance si arrossano, il fresco della sera ci accompagna per mano dentro.

Una croce ci aspetta, la raggiungiamo, il mondo si distende sornione alle prime luci del giorno, poche nuvole in cielo, la foto di gruppo, il fiato rotto, le gambe riposate, il panorama dalla vetta è più bello dal vivo che non nell’immaginazione.

Le luci colorate in una stanza nata per sfamare viaggiatori stanchi, cambiare pelle ogni volta che si presenta l’occasione, uscire dalla zona di comfort, uscire di casa, non sapere cosa ti aspetta, affrontare tutto con il sorriso sulle labbra. E se il sorriso manca, pazienza, pazienza, arriverà. Il tempo sistema tutto. Anche i pensieri che non trovano ordine nella testa.

Il Campelli che si copre all’improvviso, il programma che cambia sentiero, si ritorno sugli Stradini, quasi come tornare a casa, per la terza volta, ma non è mai abbastanza. Nuovi volti, nuovi amici, nuovi passi, nuove storie, nuove vite. Rimane uguale il sapore della birra che ristora, la voglia di fermarsi un attimo a riposare, la musica nella testa dalla mattina, la speranza che tutto vada, esattamente, come deve andare. Vai a capire come, poi.

2.009 metri, il Pizzo Baciamorti, il libro di vetta ben riposto in un cassettino di ferro, cerchi l’ultima dedica dell’ultima volta che sei salito, è già cambiato il taccuino, è già cambiato il mondo, sei già cambiato tu. Restano poche righe, restano alcune firme, resta un pensiero che qualcuno, un giorno, leggerà.

Ci sono parole non dette, ci sono parole sgridate, ci sono canzoni cantate e ci sono lacrime versate. Ci sono silenzi, ci sono canzoni non ballate, ci sono milioni di note nell’aria e centinaia di passi per terra, c’è la voglia di fare festa e di lasciarsi andare, c’è la notte fuori ma le luci colorate dentro, c’è l’aria piena di musica e il cuore pieno di gioia, c’è finalmente quella notte che aspettavi ed organizzavi da un mese, c’è che la vita, in fondo, vale la pena di essere attesa, coccolata, goduta.

Presentarsi da sconosciuti, salutarsi da amici. In un giorno si può, in due giorni è naturale. Quasi ovvio, ma ovvio è brutto da dirsi.

Ci siamo tutti? Ma quanti siamo? Alla fine non si è mica capito. Eravamo quelli giusti che dovevano essere. Non uno in più, non uno in meno. Ne avremmo voluti centinaia, di voi. Ci siamo fatti bastare le centinaia di vostri sorrisi. Era una cosa di nicchia, questa, per amanti del genere. Quel genere di cose che capisci ed apprezzi solo se la provi. E solo se ti lasci andare.

Come si fa a raccontare due giorni in un foglio word? Ci stiamo provando, magari riesce, alla fine.

Ci vuole la musica giusta, ci vuole fiducia in chi tiene la bacchetta in mano, ci vuole fiducia in se stessi e nel compagno di viaggio.

L’erba bagnata dalla rugiada della notte, un freddo che ancora non gela, le scarpe che scrollano gocce da fili d’erba che tornano a distendersi al sole. Il mondo si risveglia, i mattinieri già arrivano alla cima, il dislivello l’abbiamo più che dimezzato, i sorrisi e la voglia di esserci, più che raddoppiata.

E’ andata come doveva andare. E’ andata, direi io, se non fosse che sento già il tuo rimprovero.

Sei stanco? Riposa.

Ce la fai ad andare avanti? E allora andiamo.

Ma ho bisogno di musica nuova. E musica sia, maestro.


Le foto più belle della giornata


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