Welcome back, AperiTrek, ovvero, come tornare a casa dopo lungo tempo, come annegare l’assenza in un bicchiere di vino al suono di una campana che rintocca solitaria su paesi che si preparano a dormire, su una giornata che volge al termine e su una serata che inizia timidamente, un fuoco improvvisato che fa subito casa e scalda cuore e pelle e grazie per esserci anche stavolta, fuori programma, come tutte le cose più belle che ricorderemo a lungo.
Come tornare a casa dopo lungo tempo, sentimenti e sentieri diversi che portano lì, una mano di pietra sotto una croce che si illumina all’imbrunire, diavolerie tutte umane che un po’ stridono con l’intento di avvicinarsi al divino, ma tant’è, il cielo è più basso quassù e le stelle un po’ più vicine e le luci delle città un po’ più piccole come un cielo rovesciato.
Come tornare a casa dopo lungo tempo, disturbando con i passi stanchi la quiete del bosco, uccelli spaventati volano via, cinghialetti incuranti scavano radici, formiche indaffarate a cercare sopravvivenza in un luogo che è casa per loro, di sicuro, ma lo è un po’ anche per noi.
Come tornare a casa dopo lungo tempo, ritrovare e ritrovarsi su panchine di ferro e tavoli impolverati che diventano banchetto nuziale solo ad appoggiarci sopra tutto il ben di Dio che abbiam portato sulle spalle, cibo da condividere, ancora una volta, con amici che già lo sono ed altri che, chissà, lo diventeranno, magari, o forse no. Come fai a saperlo adesso?
Come tornare a casa dopo lungo tempo, passi di sassi che scuotono il sentiero un po’ traballanti nei fumi del vino, scendendo con calma affrontando il buio con nessun’altra arma che una lampada frontale che basta appena ad illuminare un passo dopo l’altro, ritornando a casa che casa, in fondo, chissà quale e dov’è. Ciottoli che rotolano e pietre che restano salde sotto le nostre scarpe che cercano di aggrapparsi come edera in quel posto dove, forse, sarebbe bello restarci un po’ di più, dormirci, magari, sotto le stelle e nella natura che anche questa volta ci ha ospitato con cortesia.
Come tornare a casa dopo lungo tempo, un po’ stanchi e con poca voglia di far caciara, una di quelle serate che a parlare ci pensano i pensieri, una serata quasi intima ed intimista, il crepitio delle fiamme di quel fuoco che fa casa e fa calore. Da fuori sembra una serata che stenta a decollare, da dentro è una di quelle serate per cui ringraziare Dio per la bella gente che ci fa incontrare, ogni volta, sotto questo cielo stellato. E le parole di ognuno sono le parole di tutti, ognuno sente quello che sente l’altro, stringendo pensieri ed abbracci e strette di mani sudate e sporche di terra e di erba che alla cima, volendo, potevamo arrivarci più agevolmente, ma tant’’è, dovevamo guadagnarcela bene, questa cena.
Forse son tutte così, le serate in montagna, o forse no. Forse siamo belli noi o forse abbiamo qualcosa in più, forse quel qualcosa lo creiamo ogni volta che ci incontriamo. Forse quel qualcosa dovremmo continuare a crearlo ancora una volta, e un’altra volta ancora, in questo valzer di stelle all’imbrunire… che poi, torno a chiedermi e chiedervi, casa dov’è?
Le foto più belle della giornata
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