L’avevamo chiamata “Chi ha preso la Presolana?”, questa escursione che prometteva così tanto bene, finché non è arrivata la risposta alla domanda: l’hanno presa le nuvole, nuvole fitte come solo l’alta montagna può creare, quelle nuvole che tutto nascondono alla vista e ai sensi, quelle nuvole che solo loro possono prendersi una montagna intera e lasciarti lì, da solo, a cercare con tatto e udito tracce di sentiero, bolli rossi e bianchi, ometti di pietre, sagome di cime che non si vendono neanche a pregare l’Ave Maria e il Padre Nostro.
Era forse destino che anche questa volta finisse così… già il primo tentativo era andato male, una pioggia scrosciante a lavare pensieri e passi che ci aveva costretti ad annullare l’evento. Questa volta le nuvole e una pioggerellina leggera che nel bosco sembra creare una ragnatela bagnata da attraversare imbacuccati nel kway e nei poncho plasticosi. Una pioggerellina che man mano che saliamo scema per diventare nuvole, di quelle così fitte che si fa fatica a vedere i passi e i compagni di cammino, trovandosi schiantati, ad un certo punto, niente poco di meno che dentro se stessi. Perché a quel punto, privata la vista dell’intorno, nient’altro resta che guardarsi dentro in un viaggio interiore di sudore quasi freddo, orecchie tese a captare in lontananza – o in vicinanza? – ticchettio di bastoni e voci soffocate da quelle maledette nuvole che non accennano ad alzarsi o spostarsi altrove.
Il Rifugio Albani è lì, promessa di polenta e vino e the caldo e genepy e gli splendidi sorrisi dei gestori, incuranti del mondo fuori che pian piano scompare. Ci scaldiamo al fuoco della stufa, un occhio sempre alla finestra nella speranza di un po’ di blu del cielo che ad un certo punto arriva, convincendoci a proseguire il viaggio fino allo Chalet dell’Aquila, l’avevamo detto e l’abbiamo fatto, a 2.250 metri sembra che le nuvole vogliono finalmente andar via, qualche pozza di neve fa capolino nelle fosse, lì dove il sole ha battuto poco e niente ha sciolto. Ma tant’è, l’inverno è lì alle porte, conviene approfittare di queste camminate prima che le piste da sci che ci accompagnano ripidamente in paese diventino, appunto, piste da sci vere e proprie. A metà strada le nuvole si decidono finalmente ad alzarsi un po’, regalandoci la vista di quella Presolana che fino a qualche ora prima avremmo potuto toccare con un dito e che adesso, invece, sembra quasi più lontana che mai, nella sua magnificente bellezza bianca. Foto di rito rubate alle nuvole, una pausa per rifocillarsi e mettere in pancia qualcosa che ci porterà fino al parcheggio, immersi nella nebbiolina autunnale che in montagna, a queste quote, ha già sapore d’inverno.
L’aperitivo in paese non ve lo racconto neanche, chi ha già partecipato a qualche nostra uscita sa bene quanto sia momento importante di aggregazione, quando i volti che fino a qualche ora prima erano di sconosciuti diventano promesse di amicizie vere e future.
Avremmo dovuto prendere la Presolana, abbiamo invece preso freddo e nuvole ma anche mani di amici e pacche sulle spalle e sorrisi e risate e parole di incoraggiamento e amici nuovi che magari ci accompagneranno ancora per molto in questo cammino lungo che è la vita.Avremmo dovuto prendere la Presolana, e in fondo l’abbiamo presa anche non guardandola in faccia, come una notte in cui fai l’amore al buio lasciando alcuni sensi in pausa per usare altri molto di più in una bilancia che alla fine come risultato dà il peso giusto delle cose.
Ci siamo persi nei nostri pensieri, ci siamo guardati dentro, ci siamo parlati, siamo venuti a capo di niente o al bandolo della matassa, forse abbiamo soltanto sudato, forse abbiamo “soltanto” passato una bella giornata in Compagnia. Abbiamo in fondo fatto un sacco di cose forse senza rendercene conto. Siamo usciti dal guscio, ci siamo rimessi in pista, abbiamo ballato al ticchete ticchete ticchete dei bastoni, abbiamo fatto giravolte di pensieri per ritrovarci stanchi e accaldati al cospetto di un the caldo.
Ci torneremo, ci riproveremo a prendere la Presolana, forse la terza volta sarà quella buona, questo non lo sappiamo ancora ma lo speriamo forte. Con gli stessi amici, con altri nuovi, anche questo non è dato saperlo. Ma lo rifaremo. Promesso.
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