Per ogni pietra, roccia, foglia, muschio che calpestiamo con le nostre scarpe. Per ogni foglia che si stacca dall’albero per diventare, ancora una volta, ancora un autunno, fondo morbido su cui camminare leggeri. Per ogni volta che ci fermiamo a respirare, a spogliarci, a rivestirci, in questo clima che non decide ancora cosa essere. Per ogni boccata che succhiamo avidi dalla borraccia quando le labbra chiedono acqua, per ogni morso alle barrette quando la pancia brontola come un temporale lontano, che il serbatoio è vuoto e la macchina senza carburante non va avanti, se non in discesa, senza freno a meno, ma è pur sempre un rischio.

Per ogni catena alla quale ci siamo aggrappati per paura di cadere o di non riuscire a salire, insetti piccoli sul dorso di una montagna antica, che se solo ne avesse voglia basterebbe una scrollata veloce per mandarci tutti giù a pancia all’aria. Per ogni filo stracciato di quella fune di metallo che si è infilata sottopelle a ricordarci che nelle vene scorre sangue, per ogni filo d’erba che a toccarlo punge più di un ricordo lontano messo in un cassetto ma non dimenticato, per ogni roccia aguzza ed affilata che ci ha porto la mano lasciando un segno, per ogni segno che ci portiamo sopra e sottopelle, per ogni scivolata, caduta, ginocchio sbucciato e segni neri di botte prese da una natura che è amica, si, se la sai rispettare.

Per ogni metro di dislivello che abbiamo mangiato avidi salendo verso il sole, per ogni metro di ombra che ci siamo lasciati alle spalle in quel bosco, per ogni curva del sentiero che allunga la strada ma rende agevole la salita, chè la meta sembra allontanarsi ma non ci arrivi così spossato da non poterne godere.

Per ogni croce che abbiamo accarezzato grati di averla raggiunta, per ogni mano che abbiamo stretto grati di averla trovata, per ogni lacrima di gioia che abbiamo versato alla fine del cammino, per ogni sfida con noi stessi che abbiamo vinto, per ogni volta che abbiamo pensato di mollare ma qualcuno ha ben pensato di invitarci a non farlo.

Per ogni schiena sudata appoggiata ad un cumulo di pietre, per ogni raggio di sole che quel sudore l’ha asciugato, per ogni sguardo che abbiamo incrociato, per ogni carezza che abbiamo dato, per ogni ruga che abbiamo disteso.

Per ogni cima che abbiamo guardato da lontano, per ogni panorama che abbiamo ammirato, per ogni meta che ci siamo prefissi, per ogni volta che decidiamo di rimetterci in cammino, per l’alba che ci accoglie tremanti di freddo e per il caldo che sentiamo dopo pochi passi buttati quasi a caso in questo mattino d’autunno.

Per ogni parola che abbiamo ascoltato, per ogni parola che non abbiamo detto, per ogni volta che abbiamo riso e per tutte le volte che abbiamo imprecato di fatica, per tutte le volte che abbiamo ringraziato noi stessi per aver deciso di andare, per ogni sconosciuto che abbiamo incontrato e che a fine giornata sconosciuto non era più.

Per ogni amico che ancora una volta ci ha accompagnato, per ogni amico che abbiamo trovato, per ogni amico che abbiamo ritrovato, per ogni amico che, si, abbiamo perso.

Per ogni foto che abbiamo scattato da riportare a casa e mostrare fieri, per ogni puntino di luce e colore che si è posato sui nostri occhi per diventare ricordo, per ogni animale che ruminando ci ha guardati guardarlo senza capire il perché di tutta questa curiosità.

Per la natura che ci regala emozioni, per le emozioni che ci regalano vita, per la vita stessa e per noi.

Perché lo facciamo? Ormai dovremmo averlo capito… o forse no?


Le foto più belle della giornata


  • slide
  • slide
  • slide
  • slide
  • slide
  • slide
  • slide
  • slide
  • slide
  • slide

Guarda la Photogallery completa su Facebook
Salvataggio...