Dettagli. La roccia rimane fredda anche se esposta al sole, ma è il sole d’autunno che non scalda come quello d’estate. Cammini e accarezzi le foglie che si protendono sul sentiero, e sono ruvide, alcune, mentre altre sono lisce. Le guardi e cerchi di indovinare come saranno al tatto, e non sempre riesci. L’immagine non è sempre tutto, bisogna andare oltre. La neve non sempre si scioglie, sotto il primo strato ce n’è un altro più compatto a fare da guscio, a proteggere quella terra che se invece la calpesti, con la brina del mattino diventa fanghiglia su cui il tuo scarpone lascia il segno. Almeno finche’ non passa qualcun altro a cancellare la tua impronta.  Niente è per sempre, mi dicono. Anche quelle rocce che come pinnacoli si protendono al cielo, chissà quanto erano alte, prima, o più grosse. Eppure lo vedi bene che il vento e l’acqua e il ghiaccio hanno lavorato sodo per snellirle e affusolarle ogni giorno sempre di più. Con costanza tutto cambia, di male in bene, di bene in meglio.

I tuoi occhi sono verdi e non me n’ero mai accorto, le tue caviglie affusolate, i tuoi bastoncini fanno “tic tac” ogni volta che appoggiano sul terreno. Centinaia di passi dietro di te e me ne accorgo solo adesso. Il vento tra le foglie del bosco, quelle foglie che cambiano colore, le più timide sembra quasi arrossiscano alla carezza del vento. O forse è solo l’autunno che le fa cambiar di colore. Ci cammini sopra e fanno “crac crac”, quelle secche cadute per terra, fino a diventare tutt’uno con la terra e nella terra ricomincia il ciclo della vita. Niente ci crea, niente di distrugge, tutto si trasforma, mi dicono.

Il profumo che sento nell’aria mi è nuovo forse perché non è da molto che cammino con te e non l’avevo mai sentito. Si mescola al profumo d’autunno delle cortecce degli alberi che si coprono di muschio. Il tuo zaino è storto, o forse cammino storto io, forse è la prospettiva. Non c’è un giusto e uno sbagliato, c’è solo un diverso modo di vedere le cose.

Si sale scendendo, alla Grignetta. Asfalto che scalda le gambe e i piedi, una discesa piacevole che inganna, perché il sentiero è lì ad aspettare i tuoi passi, e tu ti distrai e in un momento sei costretta a spogliarti e le forme non vanno più indovinate ma si vedono benissimo senza troppo dover faticare. Quello che da lontano sembrava vicino, da vicino sembra un po’ più lontano. Ci vogliono passi, a decine, a centinaia, prima di poter dire che ce l’hai fatta. Pare allontanarsi, quella vetta, invece di sentirla più prossima alle tue ultime forze.

Sono neri quegli uccelli che volano in cielo, ed ogni tanto si avvicinano a questuare una briciola di pane. Nati selvatici, è bastato poco per addomesticarli. Anche la più selvatica delle bestie, con la costanza e la pazienza si addolcisce e diventa umana. Nasciamo nudi e vuoti, ci riempiamo strada facendo di quello che troviamo. Fortunato colui che beve acqua di fonte. Pulito il cuore, sgombra la mente, sinceri gli occhi.

Sono lisce le radici levigate dai tuoi passi ma stai attenta, è un attimo scivolarci sopra. Occhi aperti e passo sicuro, la strada non è sempre così agevole come sembra. Si cade, ci si rialza, l’importante è saper riderci su e tornare a camminare. E tu in questo sei maestra, vero?

Il bosco tace, passiamo noi, parole risate sbuffi di fatica, se c’è qualche animale se ne sta in silenzio, con il respiro in apnea sperando di non essere sentito o trovato. C’è chi nasce preda e chi predatore, è tutta questione di fortuna.

E’ azzurro il cielo, oggi. Un azzurro che vira al blu, un colore che dalle nostre parti vedi solo se sali in alto e noi in alto ci saliamo volentieri, se è per guardare questo azzurro che vira al blu. E il bianco della neve caduta qualche giorno prima fa bene, è uno stacco piacevole a tutto questo blu e roccia e ai tuoi capelli ricci e neri come le piume di quegli uccelli volano così vicino. Pennellate all’inizio, poi un barattolo bianco rovesciato sulle cime da una mano dispettosa, e l’inverno  alle porte, così mi dicono. Anche se il sole oggi scalda bene e scendere a valle sembra un peccato, ma i giorni sono corti e il buio arriva presto. Quando meno te l’aspetti, un attimo prima sei lì a ridere e scherzare, un attimo dopo non vedi neanche più la punta dei tuoi scarponi. E’ così la vita, bisogna cogliere ogni attimo come fosse l’ultima ora di luce della giornata e sai di non avere con te la lampada frontale. Attimo. Godimento. Attimo. Risata. Attimo. Carezza. Attimo. Abbraccio. Attimo, buio, e la Grignetta non c’è più.


Le foto più belle della giornata


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