Presunta Vittima: “Mi appello, vostro onore. Il qui presente Massimiliano Gelmini la fa troppo facile, omettendo alcuni particolari molto importanti per la comprensione dell’accaduto, particolari senza i quali si potrebbe pensare a questa escursione come ad una tranquilla passeggiata del sabato mattina, una di quelle passeggiate per famiglie alla portata di tutti, da potersi affrontare con un paio di sneakers ed un cappellino di paglia in testa…”
Pubblico Ministero: “Ma lei il cappellino di paglia in testa ce l’aveva realmente, lo si vede chiaramente dalle foto portate dall’indagato…”
Presunta Vittima: “Certo che avevo il cappellino di paglia, per due semplici ragioni. La prima: un amico che lavora nel campo dell’alta moda e dell’alta montagna mi ha assicurato che sarò l’accessorio più di moda della stagione estiva, la seconda…. Questa passeggiata doveva essere una passeggiata! Avevo addirittura pensato di portare l’ombrellone da spiaggia, prima di rendermi conto che sul Monte Resegone (mi pare si chiami così) ci sono solo pietre e rocce dove conficcarlo sarebbe stato alquanto difficile!”
Imputato: “Io avevo chiaramente scritto nelle istruzioni per l’uso del Resegone che l’ombrellone da spiaggia non è fissabile! E neanche le ciabatte o le infradito, ci vogliono calzature idonee, abbigliamento specifico e una buona dose di conoscenza del terreno su cui si andrà a camminare.”
Pubblico Ministero: “Lei, signor Vittima, non aveva letto le istruzioni per l’uso?”
Presunta Vittima: “Ehm, no, confesso che non le avevo lette, ma un amico che lavora nel mondo dell’alta ristorazione dell’alta montagna mi aveva assicurato che il Resegone è raggiungibile in fuoristrada con una comoda mulattiera percorsa senza periglio anche da bambini ed anziani!”
Imputato: “Il Rifugio Resegone, 1.264 metri, non di certo la vetta DEL Resegone a 1.875!”
Pubblico Ministero: “grave mancanza, signor Vittima, il non aver capito chiaramente la differenza tra le due località… questo elemento rischia di farla passare per un merendero qualsiasi…”
Presunta Vittima: “…e poi nelle informazioni della giornata era chiaramente scritto che il dislivello sarebbe stato di circa 1.000 metri, quando alla fine per portare la pellaccia a casa ho dovuto fare su e giù dalle creste per ben 1.640 metri! Ho le prove, ho il tracciato GPX su Wikiloc, voglio che venga messo agli atti!”
Imputato: “Signor Pubblico Ministero, ho qui una prova molto importante che anche io chiedo venga messa agli atti: una foto che ritrae me e la presunta vittima sotto la croce di vetta del Resegone, poco sopra il Rifugio Azzoni, in cui è chiaro che la vittima non ha poi così tanto l’espressione da vittima…”
Pubblico Ministero: “Vengano messe agli atti entrambe le prove”
Presunta Vittima: “Si, è vero, confesso che in quella foto che sembra ritrarre proprio me sembriamo avere un’espressione disinvolta e rilassata, sorridente, a tratti felice, scanzonata, soddisfatta. Ma… sarà stata la birra, il vino, la sambuca, lo stinco con la polenta, l’aria frizzantina di montagna…”
(La presunta Vittima sembra perdersi in un momento di lucidi ricordi…)
E’ vero. E’ tutto vero. E’ stata una giornata meravigliosa. Una giornata in cui ho capito la differenza tra andar in montagna e andare IN montagna. E farlo con una persona come Max e, sono sicuro, come tanti altri come lui, è un onore, un privilegio, una cosa che non ha prezzo. La fatica l’abbiamo condivisa in due, tanto che l’abbiamo sentita per metà. Non abbiamo condiviso la birra e il vino, ognuno aveva la sua, per dovere di cronaca, ma certe cose, come le donne, non si possono condividere. Guai a farlo, altrimenti è un casino!
E’ stata una giornata meravigliosa, nuvole alte che a tratti s’abbassavano per ricordarci l’esistenza, per ripararci da un sole che altrimenti sarebbe stato implacabile, nugoli di moscerini autoctoni appiccicati alle braccia a succhiare sudore che ne abbiamo sudato parecchio, ma l’abbiamo recuperato in fretta con la birra al rifugio.
Rocce appuntite, terra dura, qualche catena a ricordarci che, a voler chiedere aiuto, l’aiuto arriva, da qualcuno e da qualche parte.
Rocce appuntite e creste, 13 o 14 alla fine non ci siamo messi d’accordo, una traccia a pettine, entra ed esci dal sentiero per prenderle tutte e tutte spuntarle, ché lo spiegate voi al signor Resegone che la cresta da punk non si usa più?
Panorami meravigliosi a nord e a sud, da una parte il lago e dall’altra le valli, un bosco d’accesso alle creste che sembrava pettinato a dovere per la festa, cippi e croci e crocette e omini di pietra ad indicare che quella cima, anche se non è LA cima, è pur sempre una cima. Con la sua dignità, con la sua fierezza. La stessa con cui noi siamo arrivati su, per 13 volte dandoci la mano per avercela fatta, anche stavolta, anche questa.
Il dislivello non era più un problema, c’era un compito da parrucchieri più che da escursionisti da portare a termine: spettinare quel Resegone e fargli abbassare le creste. E così abbiamo fatto.
Che poi, raccontata così, sembra l’avventura di una vita intera. Niente di eccezionale, per carità, abbiamo fatto di peggio e abbiamo fatto di meglio, siamo saliti più in alto e con più fatica e con più soddisfazione.
Ma quel sabato, noi due, su quelle creste, passo sicuro e marziale, ad ascoltare il nostro cuore martellarci dentro per ricordarci prepotentemente che un cuore ce l’abbiamo, noi due, su quelle creste, quel giorno, ci sentivamo invincibili.
E per un giorno, per QUEL giorno, è stata l’avventura di una vita intera.
Obrigado, Max.
E grazie, Resegone, per averci aspettati ed esserti fatto calpestare e camminare senza batter ciglio.
Tanto lo so che al primo colpo di vento dal lago, o dalla valle, quelle creste sono tornate su…
NB: Nessun Pubblico Ministero è stato maltrattato durante questo procedimento.