Improvvisazione. Lasciamo che questo foglio bianco si riempia pian piano di parole che nascono pensieri, non cerchiamo sempre e per forza un filo logico a tutto, lasciamoci andare alla vita prima di trovarci ad un certo punto a doverlo rimpiangere, il non averla vissuta. Improvvisazione, è lasciarsi andare ad una giornata che (non) sai come inizierà e non sai come finirà, né con chi né dove. Un bar di paese, una birra fredda in una domenica di fine inverno, un sole che cerca di scaldare ma ancora non ce la fa e ti tocca vestirti ancora come fosse inverno pieno.

Quei guanti che dalle mani non se ne vogliono andare, quelle mani che vorrebbero accarezzare piante e pietre ed alberi senza pudore né ostacoli né pensieri altri se non la gioia di starci in mezzo, a quella natura che è un motivo più che valido per uscire di casa che fuori è ancora buio, il parabrezza della macchina ancora ghiacciato, l’abitacolo che fa fatica a scaldarsi mentre le ruote scorrono leggere sull’asfalto, il sole fa capolino in un’alba che sa di montagna ma ancora lontana, lì di fronte a te, così enorme e bella che toglie il fiato.

Un motivo valido ci deve pur essere se ogni weekend abbandoni il letto caldo per correre via, zaino in spalla e scarponi ai piedi, alla ricerca di qualcosa che sai benissimo dov’è e cos’è, ma non hai il coraggio di bussare a quella porta, di prendere quel sentiero, di faticare su quel canale, forse è ancora presto o forse no. Forse non è quella la cima, forse è ancora l’anticima, forse quel rifugio sicuro e caldo non è poi così vicino come pensi, o continui a spostarlo un metro più in là per non raggiungerlo ancora.

Quella musica che senti non viene da un pianoforte ma dal vento che accarezza foglie e rami e le fa suonare mentre i tuoi passi rintoccano nel bosco, il ghiaccio sotto le foglie scrocchia e i piedi sgusciano via dai passi come volessero prendere un’altra strada.

Per arrivare alla cima bisogna passare dal bosco, da un canale lungo come un purgatorio, una scalinata scavata da altri piedi nella neve che sembra non finire mai ma che poi finisce, uno sbuffo dopo l’altro, polmoni e gambe che bruciano di stanchezza, o un bosco che non perdona la tua voglia di metterti alla prova che poi tanto, lo vedi anche tu, ad un certo punto devi fermarti per decidere se andare avanti o tornare indietro. Lì entra in gioco la testa, la voglia di farcela, di dimostrare a te stesso che si, ce la puoi fare eccome.

Pazienza se il giorno dopo è dura alzarsi dal letto. La vita riprende, con o senza le tue forze. Sta a te giocare la partita, sta a te decidere se partecipare o meno al terzo tempo, sta a te decidere se lasciarti andare o meno alla vita. Lei sta lì, anche senza di te, ma  sarebbe un peccato non partecipare a questa festa che è gratis, in fondo, per tutti quanti.

Di alberi e laghi e fiumi e vette ne abbiamo visti parecchi, ma c’è sempre un buon motivo per tornare a cercarne ancora. Un paio di occhi diversi con cui guardarli, un paio di occhi a fianco con cui guardarli, pensieri nuovi da accarezzare o pensieri vecchi a cui dare il bentornato a casa, un bestiario di pensieri che frullano dentro e che diventano api, tigri, giraffe, galline, polli o ancora diavoli e mostri che per un giorno all’anno non fanno poi così paura come dovrebbero.

Ce l’hai fatta, alla fine, a togliere la maschera e sentirti quello che sei veramente.
Carnevale viene una volta l’anno, ma quello che siamo, lo siamo sempre. Fino al prossimo cambiamento, alla prossima curva del sentiero, alla prossima cima da puntare con gli occhi e il cuore.

Basta avere un buon motivo per andare. Anche uno solo. Ce l’hai?


Le foto più belle della giornata


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