E… no, non ci sarà nessuno in vetta ad applaudire il tuo arrivo, nessuno ad aspettarti, nessuno a scattare la foto mentre alzi le braccia al cielo e sorridi al pensiero di avercela fatta, anche questa volta, ad arrivare in cima.
Come non c’era la vetta dietro quella curva o quel crinale, e non spianava il sentiero dopo quel tratto in salita. Non c’era cielo dietro quel sole abbagliante, non c’era traccia di nuvole a riparare dalla luce e dal caldo, non c’era la forza adeguata a buttare un passo dopo l’altro su rocce a volte affilate a volte levigate, quelle che meno di altre si sono vergognate di esporsi a passi estranei.
Non c’era dolore in quella storta, non c’erano catene in quell’arrampicata a mani nude, non c’era acqua sul sentiero, non c’era fine a quel bosco fitto trapassato solo da una striscia di terra calpestata.
Non c’era voglia di svegliarsi ancora al buio, non c’era caldo nella macchina appena entrati, non c’era nemmeno il bar dove far colazione prima di iniziare a camminare. Non c’erano animali a guardare sornioni, non c’erano alberi a fare ombra sul mondo, non c’erano l’idea di quanto sarebbe stata faticosa la salita.
Non c’era un Cristo appeso alla croce, non c’era abbastanza aria nei polmoni quanta ne avresti voluta in quel momento preciso, non c’era il cappello di paglia a ripararti dal sole, non c’erano ramponcini per accarezzare pungolando la prima neve dell’inverno che verrà.
Non c’erano un sacco di cose che sembra quasi che non ci fosse niente, ma…
Ma c’era la croce e ci siamo arrivati. C’era un rifugio e un bivacco, e ci siamo riposati. C’erano mani da stringere e occhi da guardare, c’erano parole da ascoltare e parole da dire, c’era un sole che se lo guardi bene, in questa stagione, tanto male non fa.
C’erano un sentiero e dei bolli colorati da seguire che, di questi tempi, tanto male non è.
C’era la voglia di andare e far andare le gambe e la testa appresso e il cuore a pompare forte sangue nelle vene e mandarlo in giro per il corpo lì dove più serve in quel momento. C’era la voglia di stare insieme e stare bene, c’era la natura con le sue vette e i suoi panorami e quel mondo lontano, pizzuto, sporcato di bianco, riflesso di qualcosa che fu e premessa di qualcosa che sarà.
C’era una musica nella testa ad accompagnare i passi più duri, adesso pianoforte e poi chitarra, una batteria a ritmare il cammino, una grancassa che suona la pausa quando proprio non ce la fai più. C’era questa musica con cui sei arrivato in vetta e la banda dei paese ha suonato, ancora una volta, solo per te.
C’era la foto abbracciato alla croce come un Cristo che ne è disceso, chè a salirci ci abbiamo pensato prima e no, lì sopra a braccia aperte non è una bella posizione in cui stare.
C’era un uccello leggero nell’aria, correnti da giù a spingerlo in su, c’era uno scatto che lo ha reso ricordo, c’era un panino da mangiare e briciole a cadere in terra e diventare regalo per un mondo piccolo, ma così piccolo che non si vede. Ma anche noi, in fondo, chissà da su cosa sembriamo.
C’era una domenica infine bella in compagnia di amici vecchi e nuovi, c’era la voglia di dire qualcosa e qualcosa è stato detto, c’era la voglia di scrivere un altro giorno di questa vita, c’era poesia lì dove non pensavi, c’era una musica che non sentivi, c’era una vita da vivere e qualcosa o qualcuno da dimenticare che tuttavia non hai dimenticato. C’era un altro passo da fare, e senza peso e senza accorgertene l’hai fatto.
C’era la Compagnia. C’era il Brioschi. C’era la croce. E alla fine c’era anche l’applauso. Lontano, ma c’era.
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