Si svegliano tutte le mattine in un morbido abbraccio, sono i primi a vedere il sole che sorge. Ogni santa mattina che Dio manda in terra dal 1893. 130 anni di amore indissolubile e duraturo, lei, distesa lunga sul fianco, lui immobile ed eterno come le cose che solo la Natura riesce a creare.

Si svegliano tutte le mattine e tutte le mattine si stiracchiano, sgranchendosi le ossa al sole che nasce e ne illumina finestre e fiocchi di neve, ghiaccio e vento d’alta quota che solo qui si può sentire. Dalle nostre parti, almeno.

Lei è Margherita e lui Rosa, ma non fatevi confondere dalla scarsa mascolinità del nome. E’ forte, è grande, è il prescelto per accogliere la cosa più bella, il sogno più grande, il rifugio più alto che mente umana e sognatrice, in Europa, potesse concepire. Non c’è amante della montagna che almeno una volta non l’abbia sognato.

Si svegliano tutte le mattine e si svegliano anche questa mattina, questo sabato due settembre del duemilaventitré, nulla sembra cambiato dal giorno precedente e nulla sembra possa cambiare dal giorno successivo. Lo scenario è lo stesso sia su che giù.

Tranne che per una piccola grande cosa, 12 piccole formichine in cammino, ognuno con il suo tesoro sulle spalle, zaini pesanti ai primi passi, pensieri leggeri dopo qualche centinaio di metri nel bosco e tra i sassi che sgambettano piedi ed aspettative di una giornata che si preannuncia, quantomeno, magnifica.

Se non fosse per il destino, o il caso a seconda dei punti di vista, che ha scelto oggi per stendere un velo di nubi sulla valle, per nascondere quei due, lassù, che hanno poca voglia di prepararsi e farsi belli per gli amici, cincischiano e si rigirano tra le coperte di nuvole con gli occhi mezzi chiusi, nuvole basse a coprire lo spettacolo che le 12 formichine speravano di vedere.

Elogio della pazienza, chiameremo questo racconto, la pazienza di andare nonostante tutto, nonostante il cuore che pompa a mille, nonostante la sveglia all’alba che distrae ed addormenta, nonostante il fresco del mattino che le coperte, forse erano più allettanti.

Elogio della pazienza per non mollare un attimo, quella salita ad attraversare la valle con un occhio al sentiero ed uno a quei due che frusciano di lenzuola e non ne vogliono sapere, ancora, di mostrarsi.

Il Rifugio è la meta e quei due erano la ricompensa, oggi, ma ci si dovrà accontentare di una birra fresca, un panino casalingo, una polenta saporita, una torta fatta con amore da chi, quei due, chissà quante volte li hanno visti senza mai stufarsi.

Elogio della pazienza per quelle salite del dopopranzo, quando l’unica cosa che ci starebbe bene sarebbe una sana pennichella, un occhio al ruscello ed uno a quei due, lassù, che sappiamo esserci ma non li vediamo ancora. La valle sotto si distende serena, la rugiada della notte sui fili d’erba è già ricordo, le ginocchia cigolano sulla discesa verso l’altro rifugio da nome agreste, il Pastore, promessa di altre bevande e tipicità del posto, salumi e salami e birre casalinghe e… la meraviglia!

La pazienza che viene ricompensata, lei è finalmente pronta, un’ultima passata di cipria sul viso, un velo di mascara sulle ciglia, un ritocco ai boccoli mentre lui finisce il nodo alla cravatta, la brillantina sui capelli, l’ultima spuntatina ai baffi. S’alza il sipario. Si spostano le nuvole. Si accendono le luci. Scattano i flash, si spalancano le bocche, urlano i bambini di gioia, le donne si commuovono e gli uomini sognano, un giorno, di arrivare lassù.

Capanna Margherita, Monte Rosa, come siete belli visti da quaggiù, sogno per molti, sfida per tanti, meraviglia per tutti.

Arriveremo anche noi, un giorno, ed un giorno potremo dire “la Compagnia è stata qui!” e vi stringeremo la mano e saranno pacche sulle spalle e lacrime di gioia e ricordi da tenere stretti in mente. Un giorno. Ma oggi no. Volevamo vedervi. Vi abbiamo visto. Siamo stati bene. Anche grazie a voi. Anche grazie a noi.


Le foto più belle della giornata


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